RELIGIOSI MOLISANI

UNA VITA ALL’INSEGNA DELL’AMORE

Soffrire, Offrire, Ringraziare, Amare

«Dalla piccola Limosano alle aule di Villa Sora,
 la vita di don Giuseppe Pulla è stata
un ininterrotto cammino di impegno, studio
e generosità. Insegnante, preside, guida spirituale
e punto di riferimento per generazioni di giovani

 

Una figura da ricordare, a trent’anni dalla scomparsa, è senz’altro quella di don Giuseppe Pulla, sacerdote molisano e fratello di mia nonna materna, che ha trascorso quasi tutta la sua esistenza presso l’Istituto Salesiano “Villa Sora” in Frascati. In questo Natale, che ci sprona a diventare nuovi, il suo esempio di dedizione silenziosa e di autentico spirito cristiano risuona ancor più forte, invitandoci a riscoprire il valore del servizio e della bontà quotidiana.

Don Pulla nasce a Limosano (CB) l’8 luglio del 1912. Dopo aver frequentato le scuole primarie in paese, si trasferisce prima a Gualdo Tadino, poi a Genzano per intraprendere la professione religiosa. Si laurea a pieni voti in Scienze. Viene ordinato sacerdote il 23 giugno del 1940 a Torino nella Basilica di Santa Maria Ausiliatrice e, subito dopo, viene trasferito a Villa Sora, dove rimarrà fino alla sua morte, avvenuta il 14 dicembre 1995. In questo prestigioso luogo, svolge attività sacerdotale e professionale, prima come insegnante di scienze nel liceo e poi come preside per 20 anni. I suoi impegni erano molteplici: oltre all’insegnamento, era catechista dei liceisti, assistente all’UCIM (Unione Cattolica Insegnanti Medi), relatore in diversi corsi e convegni sulla relazione tra scienza e teologia. Nell’anno 1972 è stato anche insignito di un diploma e medaglia d’oro alla cultura, riconoscimento consegnatogli dall’onorevole Misasi, Ministro della Pubblica Istruzione.

La vita di don Pulla è stata dunque ricca di attività e impegni che lo hanno portato a essere presente in diverse realtà religiose ed educative nell’ambito del territorio circostante Villa Sora. Egli è stato sempre accolto con la stima dell’uomo retto, del sacerdote esemplare e dell’educatore impegnato. Rispecchia appieno tutte le caratteristiche di un Figlio di Don Giovanni Bosco, salesiano vicino ai giovani e ai loro problemi. Un esempio di uomo e sacerdote a cui dire grazie per i valori trasmessi. Egli è stato un dono per la chiesa e per Villa Sora, dove si è dimostrato costantemente maestro di vita, padre, fratello, e ha adempiuto a tutte le pratiche della vita religiosa: celebrazione della santa Messa, adorazione eucaristica. Visitava frequentemente la cappella, nelle sue omelie non mancavano mai riferimenti alla Vergine Maria, che definiva la vera Madre dei dolori, aveva una forte devozione pure per San Giuseppe. Scherzosamente sintetizzava il suo programma di vita trasformando la parola SORA nell’acrostico: Soffrire, Offrire, Ringraziare, Amare. Proprio sul verbo AMARE egli ha raccolto pensieri in 24 quaderni denominati “Quaderni dell’amore” e nelle numerose lettere che scambiava con la nipote Suor Margherita, Figlia di Maria Ausiliatrice.

Desidero riportare qualche testimonianza, soprattutto di mia zia Margherita, per evidenziare la figura carismatica di zio Peppino. Significativo l’episodio che è rimasto segreto per oltre 50 anni, come lui stesso aveva chiesto. Si tratta di un atto di estrema generosità che evidenzia quanto egli sia stato eroico nei confronti della nipote. Il fatto risale al 1948, periodo in cui la suora doveva iniziare il noviziato a Castel Gandolfo. A sei mesi dal suo ingresso nell’istituto, la postulante viene colpita da una grave forma di psoriasi. Don Pulla invita tutte le suore a pregare con lui sia Maria Ausiliatrice che Maria Mazzarello, religiosa e fondatrice della congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Dopo tre giorni si notano i primi miglioramenti, che porteranno a una insperata guarigione. Viene così meno il rischio di vedersi precluso l’ingresso al noviziato e la suora accede alla professione e, trascorsi sei anni, emette i voti perpetui. In questa occasione, alla quale è presente anche lo zio, don Pulla rivela alla nipote che lo sfogo era passato sulla sua pelle, come da lui chiesto in preghiera alla Vergine Maria.

Suor Margherita ha assistito costantemente lo zio durante la sua lunga malattia, standogli vicino in maniera encomiabile fino al temine dei suoi giorni.

Una frase che mi ha colpito particolarmente delle lettere inviate alla nipote è stata quella di “Amare Te”, l’amore profondo e sconfinato che lui provava nei confronti dei fratelli e del Signore.

Alberto Paolone