
Luci ed ombre
Il Natale, per sua natura, si caratterizza per essere un periodo dell’anno di gioia, di festa in famiglia, di attesa, di scambio di doni. Sembra che tutto vada bene, che tutti siano felici, senza problemi. Sembra…
A pensarci bene, in relazione al triste momento che stiamo vivendo a livello globale, e non solo, a causa di guerre, crisi ambientali, crisi sociali, mi sovviene l’immagine della piccola fiammiferaia, una bambina intirizzita dal freddo che cerca di vendere, senza fortuna, qualche pacco di fiammiferi per portare a casa un obolo e che muore nella totale indifferenza e disprezzo dei passanti, perché la povertà era ed è una colpa.
Natale è anche umiliazione, per molte famiglie doloroso momento di solitudine che le luci faticano a nascondere.
Sono passati molti anni dalla prima pubblicazione dell’opera di Hans Christian Andersen (La piccola fiammiferaia, 1845), ma la situazione economica e sociale appare molto simile, per l’indifferenza, per l’egoismo di un mondo crudele, privo di solidarietà, che sembra aver perso il senso dell’altruismo, orientato sull’avere piuttosto che sull’essere.
Ancora oggi vagano tante piccole fiammiferaie che gridano giustizia (i bambini di Gaza, i bambini ucraini, i bambini africani), vittime innocenti di tante guerre, anche dimenticate, a causa dell’ingordigia di pochi prepotenti potenti, violate nel diritto di vivere l’infanzia. Le famiglie povere, sempre più numerose e sempre più vicine a noi, soffrono della stessa intolleranza, della stessa indifferenza globalizzate.
Povertà, perché occuparsene?
È un paradosso allarmante del nostro tempo: nonostante aumentino i redditi e la ricchezza (solo per alcuni), le povertà e le disuguaglianze crescono. “La povertà non è un destino, ma una scelta politica”. Ma cos’è la povertà? Se misurata in termini di quantità, la povertà risulta l’incapacità di una famiglia di disporre di un sufficiente potere d’acquisto, non disporre di un reddito minimo, ovvero soffrire una privazione materiale.
Ma la povertà è un fenomeno multidimensionale: riguarda la sfera relazionale, intergenerazionale, vulnerabilità sociale, alimentare, insicurezza abitativa, sovraindebitamento, mancanza di reddito stabile, disuguaglianza, azzardo, violenza sulle donne, povertà energetica, educativa, sanitaria, psicologica, povertà dello spirito, per citarne alcune sfere.
L’immagine che i media ci propinano di famiglie sempre sorridenti, felici, benestanti, piene di sogni è lontana mille miglia dalla realtà. E lo sa bene chi di povertà si occupa quotidianamente.
La ventinovesima edizione del Rapporto Caritas sulla povertà in Italia, pubblicato a novembre scorso, mostra le tante fragilità e le ferite meno visibili del territorio, raccolte dai centri di ascolto, antenne che intercettano le difficoltà del Paese.
“Fuori campo: Lo sguardo della prossimità”. Tutto un programma nel titolo. I fuori campo, secondo don Marco Pagniello, direttore della Caritas Italiana, “sono quelle pietre di scarto che attendono di diventare testate d’angolo dei piani pastorali, cuore dell’agenda politica… il nostro appello a ripartire dagli ultimi”, gli scartati secondo papa Francesco.
I dati raccolti mostrano come quasi sei milioni di persone e oltre 2,2 milioni di famiglie siano coinvolte nella povertà assoluta, con un aumento esponenziale nell’ultimo decennio. Non meno rassicuranti risultano essere l’ultimo Rapporto annuale Istat sulla situazione del Paese e il Rapporto dell’Alleanza contro la povertà, che rilevano come le situazioni più critiche si registrino, come sempre, tra le famiglie più fragili: quelle con minori, i nuclei monoreddito e le persone di origine straniera, i senza voce. Preoccupa particolarmente la condizione delle famiglie con minori. Gran parte della popolazione è a rischio povertà o esclusione sociale.
La povertà si acuisce nel periodo natalizio. “Da stato temporaneo e superabile la povertà si trasforma in condizione duratura e spesso intergenerazionale, che tende a consolidarsi nel tempo, soprattutto in assenza di politiche pubbliche universali e strutturate, con aumento delle disuguaglianze sociali.”
CAUSE
Tra le cause si riscontrano, tra le altre, l’inflazione, in particolare quella alimentare e abitativa, la precarietà lavorativa, i bassi salari, il caro-affitti, la debolezza dei servizi sociali territoriali, che non riescono a garantire risposte adeguate. Fragilità rilevate anche dal Centro di ascolto della Caritas diocesana che, attraverso i servizi dell’emporio e della mensa, accompagna tante famiglie, italiane e straniere, in aumento e in difficoltà, che faticano ad arrivare a fine mese, a causa dell’aumento del caro-vita, per mutui insostenibili, per assenza di lavoro adeguatamente retribuito.
Come sottolinea il presidente dell’Alleanza contro la povertà, Antonio Russo: «Lo Stato sta risparmiando sulle spalle dei poveri, mentre promette 2,5 miliardi l’anno per la difesa. Bisogna ripristinare misure universalistiche e investire in politiche di contrasto».
Quando si è soli, privi di qualsivoglia conforto, anche materiale, quando il mondo esterno sfavilla di luci, non può esserci posto per la magia che il Natale crea. Vi sono famiglie che s’indebitano pur di partecipare al banchetto del consumismo sfrenato che impone cene, lusso, regali ed esteriorità effimere. Troppe sono ancora le famiglie abbandonate, prive di reti di sostegno, anche politiche, che sopravvivono solo grazie alle iniziative benefiche.
IMPEGNO
Natale deve essere l’occasione di scelte responsabili ed etiche, una riflessione sul Bambino che è nato in una stalla, povero tra i poveri e per i poveri, che ha fatto della sua esistenza povera un progetto di vita. Occorre uscire dall’egoismo delle nostre vite tranquille per non “fabbricare più nuovi poveri”. Scelte di solidarietà, di inclusione dell’altro nella nostra vita, affinché nessuno sia lasciato indietro, siano i nostri buoni propositi da deporre ai piedi della mangiatoia e, auspicabilmente, suggerire ai nostri politici, perché mettano in agenda maggiori misure di contrasto alla povertà, per ridare dignità alla persona, attuando i dettami costituzionali. Interventi basati solo sul sostegno economico o sull’assistenza emergenziale non sono più sufficienti. Occorre un cambio di paradigma che contrasti in maniera sistemica l’esclusione sociale.
Silvana Maglione




