
TEMA DELLA GIORNATA
Nella seconda domenica di questo mese in molte chiese italiane si è celebrato il Giubileo anche per la terra e i suoi frutti. Non una tradizionale Giornata nazionale del Ringraziamento, nata e replicata come cristiana perché la terra e quanto contiene appartiene al Signore (1 Cor 10,26), ma un’edizione speciale: giubilare appunto. Battezzata dalla CEI Giubileo, Rigenerazione della Terra e Speranza per l’umanità. Ricorrenza nazionale, ma di respiro mondiale e profetico: speranza di una terra ri-generata per l’intera umanità odierna e futura nell’Anno Santo della Speranza.
Il messaggio con il quale i vescovi italiani hanno accompagnato l’evento ecclesiale si richiama al senso del sabato, anche il sabato della terra, secondo la logica veterotestamentaria: osserva il giorno del sabato per santificarlo (Dt 5,12-15).
Precisa il documento: “il settimo giorno nel quale il popolo di Dio, libero dal lavoro feriale, custodiva la memoria grata dell’opera del Creatore e concedeva un tempo di ricreazione e di festa”. Tale logica soprannaturale, per rispettare i ritmi inseriti nella natura dalla mano di Dio, veniva applicata anche alla terra ogni sette anni e ogni cinquanta in maniera più solenne: Il cinquantesimo anno sia per voi un giubileo; non farete né semina né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate (Lv 25,8-9.11).
Un riposo assoluto per la terra: un sabato in onore del Signore.
Bisogna vivere in un piccolo paese come il mio (Spinete), interamente circondato dalla campagna delle borgate, per capire e godere la meraviglia di quanto i campi producono da sé! Vedi potentemente manifestato (se hai occhi penetranti) il Dio della Vita, Creatore e Vivificatore (Colui che fa crescere); il contadino, il giardiniere li riconosci invece solo cooperatori.
E i campi, continua il messaggio episcopale riferendosi alla bolla di indizione del Giubileo che Cristo Gesù ha portato a compimento: “l’anno di grazia del Signore” (Lc 4,19), producono per tutti, non per pochi privilegiati. Perciò dalla celebrazione del Giubileo della terra “emergono alcune istanze che interpellano la responsabilità collettiva per dare segnali di speranza a tutti nel nostro tempo”.
Questi ultimi sono puntualmente dettagliati. In primis: “recuperare il senso del Giorno del Signore per celebrare l’Eucaristia e riposare da ogni tipo di lavoro, per coltivare meglio le relazioni familiari, aziendali e comunitarie”.
Reclamano poi un sussulto di coscienza per gli imprenditori agricoli che, nel triste fenomeno del caporalato, sfruttano i lavoratori dei campi, soprattutto immigrati.
Rivendicano, conclude il messaggio, una nuova visione dell’agricoltura necessaria in particolare modo nell’attuale crisi socio-ambientale, urgentemente bisognosa di nuove buone pratiche agro-alimentari ed eco-logiche. Non solo devono valorizzare la terra senza sfruttarla smisuratamente, rigenerando la fertilità con la coltivazione dei buoni prodotti alimentari, ma salvaguardare ancor più la nostra terra affinché diventi più abitabile e assicuri speranza alle generazioni future.
Per far conoscere e condividere queste istanze giubilari e inderogabili, la Commissione Episcopale per i Problemi Sociali e il Lavoro, la Giustizia e la Pace ha fatto precedere la Giornata del Ringraziamento, alla sua vigilia, da un seminario di studio con esperti, organizzazioni sindacali agrarie e di liberi produttori agricoli.
Dove? La scelta non è stata certo casuale: nella Terra dei Fuochi della diocesi di Acerra, nell’hinterland della città metropolitana di Napoli.
Il giorno dopo, in Cattedrale, è stata celebrata dall’Arcivescovo Monsignor Di Donna la Messa Solenne di Ringraziamento.
Terra dei Fuochi (coinvolge 50 comuni, più di mille chilometri quadrati e 2,5 milioni di persone secondo lo speciale di Avvenire), massacrata da fenomeni di agromafia… e non solo.
Basti pensare che Don Maurizio Patriciello, di Caivano, sempre nel napoletano, noto come il prete della Terra dei Fuochi e parroco anti-clan contro lo spaccio della droga, ha bisogno della scorta h24 perché continuamente minacciato dai clan di spaccio e dalla mafia ambientale.
Ma la sua difesa più sicura, le sue armi più vincenti nella sua parrocchia (dove girano abitualmente armi e droga, nonché rifiuti tossici da bruciare), egli afferma, sono la preghiera e il Vangelo.

SEGNI DI RINGRAZIAMENTO NELLA CULTURA CONTADINA
Le nostre terre non sono più quelle ruralissime come fino alla metà del secolo scorso. Ne rimane comunque l’eredità nelle attività dei fornai e delle stesse pasticcerie e gelaterie artigianali che usano prodotti e metodi di trasformazione rigorosamente locali. Il mio paese ha due forni attivissimi, non casualmente proprietà di figli di contadini, e una pasticceria e gelateria artigianale.
Il più antico di questi, di oltre mezzo secolo, ancora fa arrivare sulle nostre tavole e su molte dei paesi limitrofi pagnotte piccole, medie e grandi vistosamente segnate dal segno della Croce. Segno senza tempo che ci ri-chiama alla Provvidenza Divina che da un piccolissimo chicco di grano ce ne ri-dona tanti nell’abbondante spiga, oltre a tutto il lavoro che la coltivazione, la raccolta, la macinazione del grano comportano, fino alla fatica notturna per panificarlo e offrirci delizie fumanti pronte la mattina sul tavolo delle nostre colazioni.
E non basta. Che dire della transustanziazione che avviene durante la consacrazione eucaristica? Del cambiamento di sostanza del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo, sempre Vivo in mezzo a noi, pur conservando le sembianze naturali?
I contadini del secolo scorso a Spinete si inventarono persino una danza di ringraziamento autunnale alla fine del raccolto. Una sorta di rito spirituale: Il ballo d ru passit (del piccolo passo) che, nelle movenze di un lento valzer, porta la donna e il cavaliere a genuflettersi come segno di riverenza e ringraziamento verso il Signore dei frutti della terra.
Il gruppo folk San Giovanni di Spinete con fierezza lo ha raccolto e lo esegue nelle sue manifestazioni festive.
La Giornata Giubilare del Ringraziamento e i valori cristiani di culture autentiche hanno ancora molto da insegnarci: far ri-generare insieme alla terra la speranza per tutti nella policrisi globale della nostra epoca.
Rosalba Iacobucci



