IL RITIRO DEL CLERO REGIONALE ABRUZZO-MOLISE A CASTELPETROSO

“DUE A DUE”: LA FRATERNITÀ COME VIA PER ANNUNCIARE IL VANGELO

Un cammino di comunione e di ascolto reciproco per riscoprire la bellezza della fraternità sacerdotale

Il 28 ottobre 2025 sacerdoti e vescovi della CEAM si sono ritrovati per un’intensa giornata di preghiera, meditazione e condivisione, centrata sul tema “Due a due. Custodire le relazioni per annunciare il Vangelo”.

A guidare nella riflessione i sacerdoti e i vescovi della regione ecclesiastica CEAM è stato Padre Luca Fallica, Abate di Montecassino, sul tema: “Due a due. Custodire le relazioni per annunciare il Vangelo.”

Partendo dal racconto dell’invio in missione dei settantadue discepoli nel capitolo 10 del Vangelo di Luca, Padre Fallica ha illustrato con grande profondità esegetica e pastorale la bellezza del testo lucano, che si apre con quella particolare espressione: “davanti al suo volto”.

Nei Vangeli, infatti, il discepolo è solitamente “dietro” al Maestro, ma qui viene mandato “davanti”.

Per questo Gesù istruisce i discepoli con tanta cura: essi devono precederlo senza oscurarlo, senza sostituirsi a Lui, ma preparare la sua venuta, che rimane sempre opera del Signore.

La missione come relazione di comunione

Approfondendo la dinamica del “due a due”, Padre Fallica ha sottolineato che la missione nasce da una relazione di comunione.

Citando 2Cor 12,18 – “Non abbiamo forse camminato ambedue con lo stesso spirito e sulle medesime tracce?” – ha mostrato come in queste parole di Paolo a Tito si racchiuda lo stile dell’annuncio evangelico: non da soli, ma in fraternità.

Ogni missione, infatti, non è soltanto portare qualcosa, ma riconoscere ciò che Dio già opera nei luoghi e nelle persone che incontriamo. Padre Fallica ha poi aggiunto: “L’essere inviati a due a due custodisce una doppia fraternità: tra gli inviati e con coloro che li accolgono. È questa qualità delle relazioni che crea comunione e apre alla novità evangelica. Anche il comando ‘non salutate nessuno lungo la strada’ non esprime fretta, ma il desiderio di radicare le relazioni in logiche nuove, quelle del Regno e della pace.”

Libertà e autenticità nelle relazioni

Un aspetto particolarmente significativo messo in luce dal Padre Abate è stato il valore relazionale del celibato, che diventa segno di libertà e autenticità nella propria vocazione.

Il celibato, vissuto con maturità, aiuta a evitare chiusura, egocentrismo e ricerca di consenso, promuovendo invece relazioni fondate sulla verità e sulla comunione fraterna.

Il lavoro di gruppo e la condivisione

Terminata la meditazione, i partecipanti si sono suddivisi in dodici gruppi per condividere le riflessioni personali nate dalle tre domande lasciate da Padre Fallica come guida al confronto.

Questo momento di scambio ha permesso di scendere più in profondità nel solco della meditazione, valorizzando la fraternità sacerdotale che nasce dal cuore stesso del ministero presbiterale.

Sono emerse alcune convinzioni comuni:

Ogni presbitero non è mai un “battitore libero”, ma un uomo chiamato a vivere in comunione con Dio, con i fratelli nel presbiterio e con il popolo affidato alle sue cure;

La fraternità sacerdotale non è un sentimento vago, ma una realtà teologica e spirituale che affonda le radici nella comunione trinitaria;

Vivere la fraternità significa riconoscersi bisognosi gli uni degli altri, poiché nessuno possiede da solo la pienezza dei doni necessari per la missione;

Nella quotidianità, la fraternità si concretizza in piccoli gesti di attenzione, nel sostegno reciproco, nella condivisione della preghiera e della mensa, nel non lasciare mai nessun fratello solo.

Un presbiterio unito diventa così segno credibile dell’amore di Cristo per la sua Chiesa.

La fraternità: scuola di umanità e santità

Come ricorda Papa Francesco, “la fraternità sacerdotale è una scuola di umanità e di santità.”

Essa non è un optional, ma una dimensione costitutiva dell’identità del presbitero: essere sacerdoti con i fratelli e per i fratelli.

Che lo Spirito Santo ci rinnovi ogni giorno in questa comunione, perché il nostro servizio non sia mai individuale o autoreferenziale, ma riflesso della fraternità del Signore Gesù, che ci chiama amici e ci manda insieme come suoi testimoni.

 Don Giovanni Di Vito