
“Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” sono le parole del Vangelo che si prestano a descrivere la commovente giornata vissuta il 5 ottobre scorso. Una tiepida domenica autunnale che ha visto le comunità di Vinchiaturo e dei diversi paesi limitrofi, i giovani del Liceo classico e scientifico di Campobasso, tanti amici e l’oratorio salesiano di Foggia, stringersi con profonda gratitudine e affetto attorno a don Peppino Cardegna in occasione del suo 25° anniversario di ordinazione sacerdotale.
Il rinnovo del sì, nella grammatica dell’amore e nella cultura del dono, che lui stesso ha pronunciato 25 anni fa mettendosi a disposizione come alter Christus, segna un traguardo di fede e di amorevole e ininterrotto servizio al Signore e al Suo popolo. Un lungo, operoso e fecondo cammino celebrato con la Santa Messa solenne che ha visto 800 fedeli di svariati paesi commuoversi ed essere testimoni della sua caritatevole e gioiosa dedizione. Infatti, sono state tante le persone che hanno dato voce ai ricordi e hanno voluto esprimere i loro ringraziamenti per l’operato del nostro paterno pastore.
È Monsignor Biagio Colaianni a ricordarci che il sacerdote viene consacrato nella Chiesa, chiamato da Dio per essere volto al gregge che gli ha affidato, e il suo ministero stesso si esprime con la gente che incontra.
Jelsi è stato il paese che ha visto il suo primo e lungo mandato, 17 anni di servizio alla comunità, insieme agli 11 anni pastorali vissuti a Gildone (uniti all’insegnamento al Liceo classico e ai compiti negli uffici pastorali di Curia), ricordati con profonda commozione dalla signora Maria Iapalucci a fine celebrazione.
A ricordare il suo operato anche una folta delegazione da Foggia, che ha onorato il don con un canto salesiano dedicato a don Bosco, che ha espresso il grazie accorato per la sua presenza attiva e amica presso la comunità oratoriana di Foggia e per il suo carisma particolare, quello di accogliere i giovani.
A rappresentanza di tutti i ragazzi e i giovani che don Peppino incontra tra le strade e nelle aule scolastiche dove insegna, sono stati i liceali Rossella e Anita a ringraziare il don per il suo prezioso ruolo di educatore e la sua amorevole guida nei momenti di difficoltà: un padre che ben ascolta, un amico che accompagna ed educa.
È dal 2021 che don Peppino serve la comunità di Vinchiaturo, divenendone figura di riferimento sia spirituale che sociale. Anche in questa comunità sono tante le persone a lui legate da profondo riconoscimento, da paterno affetto, tante le persone che sentono di dovergli un grazie caritatevole per la sua presenza costante nelle sofferenze e nelle prove della vita e per le 4 chiese ristrutturate.
Il suo operato trova conferma anche nelle parole del sindaco di Vinchiaturo, Luigi Valente, che nel suo intervento a fine celebrazione ringrazia il parroco per aver condiviso i 25 anni di sacerdozio con tutta la comunità vinchiaturese.
La comunità si costruisce nella convivialità, nella condivisione, come ricordato da Monsignor Colaianni, ed ecco che tutta l’intensità di questa celebrazione e tutta la commozione che essa ha portato si è stemperata in un banchetto di condivisione dove sorrisi e gratitudine hanno fatto da sfondo a questa festa di lode.
Un cammino di 25 anni, belli e a volte sofferti, impegnativi e fecondi, umili ma ricchi di zelo, semplici e appassionati, che hanno tracciato il viaggio nella geostoria dello Spirito, come ha scritto nel libro dal titolo: “IL GRAZIE DEL CUORE”, che verrà presentato a dicembre e il cui ricavato andrà alle missioni di don Bosco e agli scout.
Un libro di oltre 200 pagine che, nella prima parte, raccoglie spunti pedagogici (ripensando alle scuole in cui ha insegnato, alle parrocchie e agli oratori frequentati) e, nella seconda parte, raccoglie le lettere pastorali, riflessioni, catechesi e poesie offerte nei 4 anni di ministero a Vinchiaturo.
Un cammino che si fa ricco perché svolto insieme a tante persone di buona volontà e “amate da Dio”, come recita la nuova traduzione biblica. Un percorso che raccoglie le opere di Dio seminate in incontri ed esperienze, in segni e sogni, in vissuti e ideali, in spirito di fedeltà e di sacrificio, di dedizione e soprattutto di SPERANZA.
E in un mondo che corre veloce e fatica a ricordare, come non soffermarsi a riflettere? Come non educare oggi a saper dire grazie? Come non concedere ogni giorno al nostro cuore una pausa dello spirito?
In un’epoca globalizzata, tecnologica e iper-connessa ma che fatica a fare rete relazionale, come non aprirsi alla speranza? Come non riscoprire nel postmoderno e innanzi alle sfide dell’IA la pregnanza dell’umano e dei suoi valori?
Siamo tutti bisognosi di speranza per crescere in umanità e per aprirci alla PACE, e questo Giubileo dal titolo “Pellegrini di Speranza” ce lo ricorda. “La speranza non delude” affermava Papa Francesco, citando San Paolo, e ribadisce il Papa americano e missionario Leone XIV. Sì, siamo “pellegrini di Speranza” perché discepoli di Cristo Risorto.
Don Peppino ha poi sottolineato la ricchezza dei paesi dove ha svolto il suo ministero: «Paesi diversi per identità, storia e tradizioni, ma amati nella loro tipicità. Paesi in cui, con zelo, abbiamo vissuto anni belli, operando nella manutenzione e riapertura di chiese, percorsi formativi, oratorio, gite, pellegrinaggi, processioni anche in regime di Covid.
Diverse pubblicazioni sono nate dallo studio degli archivi parrocchiali della Valle del Fortore, che risalgono alla fine del 1400, con pergamene e manoscritti antichi d’interesse culturale nazionale, tutelati dalla Soprintendenza.
Numerose le visite nelle contrade, ai poveri, e i progetti della pastorale della cura e della prossimità, realizzati con collaboratori validi, senza chiacchiere, ma pronti a rimboccarsi le maniche. E quante volte, nelle visite alle famiglie e ai malati, a casa o in ospedale, come nelle benedizioni funebri, ho imparato tanto sul senso della vita e su risorse interiori inaspettate.»
E ha continuato: «Ricordo sempre la frase di San Giovanni della Croce: “Alla sera della vita saremo giudicati sull’amore”. Nelle prediche sottolineo che l’amore va incarnato nei fatti e nella testimonianza, vincendo il “male facile con il bene difficile”, che ti misura, vince e premia solo alla fine. Penso alla treccia di steli di grano, quella offerta a Sant’Anna: uno stelo da solo si rompe, tanti intrecciati resistono ai venti e diventano bellezza, splendore e dono. Sant’Anna, la nonna di Gesù, nella festa jelsese, insegna “ad amare le radici dove più forti aderiscono alla terra”.»
Infine, il nostro festeggiato ha ricordato i grandi della storia: don Cosmo Spina, esimio arciprete di Vinchiaturo dal 1915 al ’61, già celebrato con un libro in sua memoria e prossimamente con una vetrina che ne raccoglierà scritti, oggetti e documenti; ha ricordato don Aurelio Pulla a Jelsi e il padre gildonese Giuseppe Vitale che, dopo i voti nei Missionari del Sacro Cuore in Francia, s’imbarcò per aprire la prima missione in Papua Nuova Guinea accompagnando nel 1890 il primo vescovo in mezzo alle tribù indigene.
E ha sottolineato: «Abbiamo bisogno di attingere dai grandi del passato per fare di più, dare il meglio e per riscoprirci nani portati sulle spalle dei giganti valorizzando l’esempio di chi ci ha preceduto e, pur in tempi difficili, ha saputo dare tanto. A noi l’augurio di saper continuare con lo stesso zelo e impegno fattivo.»
Un XXV di grazia per i tanti vissuti che ha rivisto nei volti radiosi di chi lo ha salutato, nei drammi delle famiglie che ha seguito, nelle lacrime asciugate insieme e nei problemi della gente che sapientemente ha accompagnato.
Un cammino di benedizione per la speranza a cui ha saputo educare, per i traguardi dei fedeli celebrati e per l’energia trasmessa finalizzata al ripartire — e non da soli — ma insieme.
Un anniversario che celebra la festa e i vissuti di tante comunità e il suo essere saggio pastore, perché prima di tutto compagno nello stile salesiano e amico nel viaggio esistenziale, fratello nello stile dell’ascolto e dell’essere presente con umiltà e discrezione.
Che il Signore continui a benedire il ministero dell’amato don, custodisca in lui il seme della speranza, colmandolo dei doni dello Spirito Santo, affinché possa proseguire l’opera intrapresa a servizio della Chiesa.
«Ad multos annos», ti ripetiamo insieme al Consiglio Pastorale Parrocchiale e a tanti amici, don Peppino, perché tu possa essere sempre rispondente alla chiamata, fedele nel servizio e generoso nel donarti. E di cuore ti auguriamo un cammino sacerdotale di santità con il tuo caratteristico sorriso, che sia sempre luce per tutti. Grazie!
Emanuela Puzo



