NELLA LUCE DELLA PENTECOSTE UN INCONTRO ECUMENICO

I SEMI SPUNTATI DELL’UNITÀ

“Erano tutti insieme nello stesso luogo” (At 2,1)

Così inizia il secondo capitolo degli Atti degli Apostoli, e così potremmo iniziare a raccontare l’incontro ecumenico svoltosi lo scorso 4 giugno presso la cattedrale di Campobasso. Un incontro semplice, fraterno, animato dal desiderio profondo di vivere già da ora quell’unità che Cristo ha affidato alla sua Chiesa come dono e compito.

Una Pentecoste per il nostro tempo

Atti 2 ci riporta alla memoria il giorno di Pentecoste: l’effusione dello Spirito Santo che trasforma un gruppo timoroso in una comunità ardente. L’universalità di quella giornata – uomini e donne di ogni lingua e popolo ascoltano e comprendono – è un’icona potente per il cammino ecumenico di oggi. In quell’evento fondante non c’è solo la nascita della Chiesa, ma anche il germoglio di un’unità che supera le divisioni, le paure e i pregiudizi.

Durante l’incontro, rappresentanti di diverse confessioni cristiane – cattolici, evangelici valdesi e battisti – si sono riuniti per pregare insieme, riflettere e ascoltarsi. Niente proclami, nessuna pretesa di risolvere in un giorno le fratture secolari: solo il desiderio sincero di camminare insieme.

I semi già germogliati

Il tema dell’incontro, I semi spuntati dell’unità, nasce dalla convinzione che lo Spirito stia già operando nei cuori e nelle comunità. Non partiamo da zero: ci sono parole comuni, sensibilità affini, esperienze condivise. La preghiera comune, ad esempio, ha mostrato che l’unità non è solo un ideale futuro, ma una realtà che – seppur fragile – si fa già presente quando ci si mette in ascolto reciproco.

Durante un momento particolarmente toccante, la pastora della Chiesa Evangelica Valdese, Susy De Angelis, ha condiviso una riflessione su Atti 2 raccontando proprio il significato della continua nuova presenza di Dio.

“Gesù aveva promesso ai discepoli che avrebbero ricevuto la potenza dello Spirito Santo e questo avviene durante la festa di Pentecoste: ora tutto cambia. Dio non è più presente solo nelle parole dei profeti, o nel Tempio, non è presente nel Gesù storico che camminava con loro, ora Dio è presente nella rivoluzione dello Spirito Santo. Una chiesa unita è una chiesa che sperimenta il battesimo dello Spirito Santo.”

Secondo la Pastora, la Chiesa non ha valore perché secolare o millenaria- “La sua ecclesiologia e la sua organizzazione, nonché la capacità di trovare nuovi modi per essere efficace nel tempo che passa, di per sé non dà valore, ma essa stessa riceve valore! È lo Spirito di Dio!”

La Chiesa – continua la Pastora – può sperimentare ancora la presenza di Dio ed essere testimone di questa presenza, solo se si pone nella condizione nella quale erano i discepoli quel giorno:

“Aspettiamo tutto da Dio, siamo coloro che devono ricevere tutto da Dio, perché senza di lui non possiamo far nulla!”

“Se siamo la Chiesa dello Spirito Santo dobbiamo testimoniare tutti i giorni che Gesù è presente in ogni cosa e non fissarci nell’organizzazione storica della Chiesa per ripetere se stessa.

Dobbiamo affidarci alla rivoluzione dello Spirito se vogliamo ancora percepire la presenza di Dio e se vogliamo concretizzare la nostra risposta alla vocazione che da Dio ancora riceviamo in questo tempo. Lo Spirito parla alla Chiesa tutta, a tutta la Chiesa di Gesù Cristo. Abbiamo una grande responsabilità verso gli uomini e le donne del nostro tempo. Lo Spirito Santo ci consente di parlare le lingue che il mondo può comprendere, ci inserisce lungo le strade che gli ultimi stanno percorrendo, ci avvicina agli abbandonati e a coloro che cercano ancora speranza. Nello Spirito tutto diventa chiaro: dobbiamo essere e possiamo essere coloro che vivono la presenza di Dio per gli altri. Non abbiamo tempo da perdere, non possiamo fermarci nelle divisioni e nei conflitti, abbiamo la responsabilità di annunciare il Cristo vivente e, nello Spirito, possiamo restituire vita a chi perde ogni giorno tutto.”

La critica che subirono gli apostoli la mattina di Pentecoste è di essere scambiati per ubriachi: sono pieni di vin dolce!

“Non tutti allora crederanno, non tutti saranno pronti a seguire la via tracciata da Gesù per la salvezza e la liberazione, ma questo non potrà fermare la predicazione, la testimonianza, la fede e l’amore della Chiesa, non potremo mai rassegnarci davanti ai dubbi e ai tentennamenti. Dio è presente e lo Spirito Santo lo testimonia ogni giorno. Alziamoci e viviamo la vita del mondo riempiendola della gioia e della speranza dell’Evangelo. La presenza di Dio, ancora, possiamo sperimentarla: è la voce che interroga e chiama e conforta e spinge in avanti. Eccola la voce che grida nel deserto del nostro tempo: il Regno di Dio è vicino, ravvedetevi e credete all’Evangelo.”

Secondo le parole del prof. Dario Carlone della Chiesa Battista, che ha lasciato la sua meditazione sul brano Gv 15: “Il Paraclito è colui che rivolge la sua parola a noi e al tempo stesso parla a nostro favore, rende possibile la comprensione della Parola che riceviamo e fa comprendere agli altri il significato più profondo delle nostre parole. Crea la comunicazione e quindi anche la relazione; spazza via l’oppressione della solitudine e apre alla comunione, con Dio e con il prossimo.”

Osservando che la vera unità non si fonda sulla somiglianza, ma sull’ascolto dello Spirito che parla in tante lingue diverse, l’unità allora non è uniformità, ma armonia nella diversità, come un’orchestra che suona una sinfonia: tanti strumenti, un solo brano, diretti dall’unico direttore d’orchestra che è lo Spirito Santo.

Come ci insegna la Pentecoste, non si tratta di cancellare le differenze, ma di lasciarsi trasformare dallo Spirito perché queste non siano più motivo di separazione, ma ricchezza condivisa.

Verso un cammino comune

L’impegno futuro è proseguire il dialogo, promuovere iniziative locali di preghiera e di servizio comune, educare le nuove generazioni a un cristianesimo che guarda all’altro non come a un rivale, ma come a un fratello.

Come dice il testo degli Atti: “Tutti erano pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi” (At 2,4). Così anche oggi, in questo piccolo frammento di Chiesa riunita, lo Spirito ha parlato – e continua a parlare – in lingue diverse ma con un solo cuore.

Perché l’unità non è solo una meta: è già in cammino.

Come simbolo condiviso della serata, tra canti e invocazioni allo Spirito Santo, i vari rappresentanti delle diverse Chiese hanno seminato in una terra, posta in un vaso vuoto, dei semi di grano.

Diremo: sfida fuori tempo?

…Dopo una settimana i semi sono spuntati, motivo e segno di gioia per tutti noi… ora c’è da attendersi che essi producano le spighe.

Carmela Venditti