VEGLIA DI PREGHIERA DIOCESANA

“RITORNATE A ME, CON TUTTO IL CUORE” (GIOELE 2,12)

Il desiderio di ritrovarsi insieme per pregare, soprattutto in questo tempo di grazia della Quaresima che dona a ogni credente l’opportunità di vivere intensamente e consapevolmente l’Amore e il Perdono di Dio, è stato molto forte e accolto con gioia da tutti i componenti dell’Ufficio Pastorale Diocesano delle Aggregazioni laicali. Vivere in unità un momento di preghiera che spinge a chiedere a Dio misericordia e sostegno nel cammino di conversione; sentirsi una cosa sola davanti a Dio, pur nella diversità dei carismi, sentirsi, cioè, Chiesa, è un’esigenza dell’Amore, nella persona di Cristo Signore, che ci unisce e, nello stesso tempo, rafforza e rinvigorisce il cammino di ciascun gruppo.

La preghiera e l’ascolto della Parola di Dio sono fondamentali per entrare in comunione con Gesù stesso, perché Egli è il Verbo incarnato, la Parola vivente; se Dio è Trinità, se siamo figli nel Figlio, dobbiamo desiderare di vivere in comunione fra noi. Questo è stato il senso della preparazione della Veglia diocesana dal tema “Ritornate a me con tutto il cuore” (Gioele 2,12), promossa dall’Ufficio Pastorale.

La Veglia, presieduta dall’Arcivescovo mons. Biagio Colaianni, si è svolta lunedì 7 aprile alle ore 19.30 presso la chiesa di San Pietro apostolo in Campobasso, spaziosa e accogliente, capace di riunire i tanti gruppi e fedeli attorno al loro Pastore, riconoscendo il suo ruolo di guida spirituale. “Ritornate a me con tutto il cuore” è stato il filo conduttore della Veglia, con l’intento di aiutare ciascuno a vivere la Misericordia di Dio e a credere fortemente di essere amati personalmente, come figli unici, nonostante le proprie fragilità. I segni disposti ai piedi dell’altare hanno voluto esprimere proprio questo: un lungo raso rosso e una stola di tulle bianco a rappresentare il fiume di misericordia che sgorga dalla Croce e accoglie i nostri cuori feriti, perduti, per trasformarli in un immenso amore e rivestirli di una luce piena; per donarci quella felicità che solo Lui sa dare.

I meravigliosi canti, realizzati dalle comunità carismatiche e da quelle Neocatecumenali della Diocesi, sono stati una perenne lode a Dio. Hanno esaltato la gloria, la potenza e la grandezza del Signore e ci hanno aiutato a pregare con ancora più intensità. Il canto Shemà Israele ha introdotto l’ascolto della Parola, con la lettura del profeta Gioele, creando l’atmosfera giusta per un ascolto profondo. Ogni lettura è stata seguita da preziosi momenti di silenzio, che hanno aiutato a interiorizzare ciò che Dio suggeriva al cuore di ciascuno, generando una pace autentica dentro e fuori di noi. “Gesù, non lasciare che le nostre tenebre ci parlino, concedici di accogliere il tuo amore” è stato l’accorato appello al Padre, mentre un cuore — simbolo di tutti i cuori — accompagnato dal canto Misericordias Domini, veniva deposto sul fiume di misericordia, segno del desiderio di ciascuno di ritornare a Lui con tutto il cuore.

La presenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo era tangibile: segno visibile di una grazia invisibile. Profonde le parole del nostro Vescovo: “Questa sera, la preghiera dice chiaramente che siamo Chiesa” e ancora: “La misericordia ci converte, non è la nostra bravura che attira Dio, ma è Dio che ci ama per primo”.

La sintesi la lasciamo sempre alle sue parole, ringraziandolo per la sua presenza tra noi: “Grazie ai momenti di silenzio, che ci hanno permesso di creare un clima autentico di preghiera e unità. È prezioso che Gruppi, Associazioni e Movimenti si ritrovino insieme nella preghiera: segno visibile di quanto si può realizzare per la nostra Chiesa locale. Questa sera siete segno di un’unità straordinaria, e questa dovrebbe essere la regola del nostro cammino cristiano”. E conclude: “Che bello stare insieme. Che bello essere Chiesa. Che bello se impariamo a guardare gli altri con misericordia, come Dio guarda noi”. Il Padre nostro ha concluso la Veglia. Tutto può Dio, quando lo lasciamo agire. Lode a Lui solo.

Gilda Fantetti