LA LETTERA DEL SANTO PADRE AI VESCOVI DEGLI STATI UNITI D'AMERICA

UN APPELLO ALLA FEDE E ALLA SOLIDARIETÀ

Desideriamo qui, in questa rubrica di approfondimento, all’interno del numero di Marzo 2025 di Intravedere, la nostra simpatica Rivista diocesana, studiare un documento prezioso, che si rivela di una attualità sorprendente. È la lettera che papa Francesco ha inviato ai Vescovi degli Stati Uniti di Americo, il 10 febbraio 2025, per aiutarli nel difficile discernimento davanti a quella che il Papa definisce “la grande crisi che si sta verificando negli Stati Uniti con l’avvio di un programma di deportazioni di massa”.

È una lettera molto breve, ma di forte impatto umano, oltre che teologico e pastorale. Poco notata. Passata quasi in silenzio. Da qui, la necessità di fare nostro questo suo messaggio centrale: “L’atto di deportare persone che in molti casi hanno abbandonato la propria terra per ragioni di povertà estrema, insicurezza, sfruttamento, persecuzione o grave deterioramento dell’ambiente, lede la dignità di molti uomini e donne, e di intere famiglie, e li pone in uno stato di particolare vulnerabilità e incapacità di difendersi” (n.4).

È una lettera di esortazione, capace perciò di confrontarsi con la realtà storica del nostro tempo, con scenari che rischiano di travolgere e non di proteggere la dignità delle persone. Ecco perché il Papa ha ribadito con forza che: “Il vero bene comune viene promosso quando la società e il governo, con creatività e rigoroso rispetto dei diritti di tutti accolgono, proteggono, promuovono e integrano i più fragili, indifesi, vulnerabili. Ciò non ostacola lo sviluppo di una politica che regolamenti una migrazione ordinata e legale. Tuttavia, tale sviluppo non può avvenire attraverso il privilegio di alcuni e il sacrificio di altri. Ciò che viene costruito sul fondamento della forza e non sulla verità riguardo alla pari dignità di ogni essere umano incomincia male e finirà male”.

Rivolgendosi ai vescovi americani, il Pontefice lancia un monito a tutto il mondo che si innesta nelle grandi esortazioni, alcune anche dirompenti, che la santa Sede ha inviato, lungo i secoli, ai vescovi locali. Ci basti citare la celebre lettera di papa Pio XI ai vescovi tedeschi, intitolata Mit brennender Sorge (“con ardente cura”), inviata nel 1938, davanti alle scelte di Hitler, che tanto hanno preoccupato il papato, perché ben intuiva il corso della storia. La lettera attuale è ovviamente diversa. Ma si pone sullo stesso piano, per la importanza e incisività.

È pensata come un documento di Teologia Sociale, per poter costruire un vero Stato Sociale, basato sui grandi principi della Dottrina sociale della Chiesa.

Due sono infatti i punti sviluppati, con spirito altamente evangelico, nello scorrere della Lettera.

In primo luogo Papa Bergoglio riflette sulla realtà drammatica delle Migrazioni, commentando proprio la fuga del Bambino Gesù, verso l’Egitto, in piena notte, sotto la protezione affettuosa di Maria e Giuseppe, descritta dall’evangelista Matteo (2,13-15). È la notte della disperazione per questi genitori, che si vedono inseguiti dalla crudeltà di Erode. Eppure, sembra dire il Papa, anche quella notte si trasforma in speranza, poiché quando è notte per noi, è giorno per Dio (san Gaspare Bertoni).

Riprende così un testo caro allo studio su san Giuseppe, che papa Francesco ci ha commentato nella sua bellissima Patris Corde, un gioiello educativo per la formazione dei seminaristi e dei cristiani impegnati. Ci mostra il Signore Gesù vero compagno dell’umanità tribolata, quando sembra che ogni speranza sia perduta. Una riflessione biblica, che si conclude con un principio decisivo per la Dottrina sociale cristiana: i migranti hanno una dignità intoccabile, da rispettare ad ogni costo, oltre le valutazioni politiche immediate. La dignità di ogni Persona, infatti, è infinita e trascendente. Due note etiche decisive, per costruire un solido stato sociale. Poiché è infinita, si estende a tutte le età, le condizioni e i tempi della vita umana. E poiché è anche trascendente, si estende a tutti i luoghi e a tutti i tempi della storia umana.

Da qui, il secondo principio sociale, trattato dal Papa: il principio di identità, che è frutto del rispetto della dignità. Questo è il nocciolo della lettera ai Vescovi: solo se si rispetta la dignità della Persona, di ogni persona, specie dei piccoli e dei poveri come i Migranti, potremo costruire uno Stato che garantisca una identità certa e sicura ad ogni cittadino.

Bello è vedere inscindibilmente unti i due principi: dignità e identità. L’uno relazionato con l’altro; uno che lo fonda; l’altro che lo riceve e lo sviluppa. Sempre insieme.

Questo è ciò che papa Francesco raccomanda, con autorevolezza, anche al Presidente Trump. Poiché solo così potrà avere “una governance” capace di tempi lunghi e di serenità sociale, per tutti. Poiché solo se ogni persona si sente difesa, lo Stato è difeso e potrà difendere, tutti e ciascuno.

Da qui, una serie di conseguenze etiche e sociali, ben evidenziate nel corso della Lettera, con la saggezza di Una chiesa che ha sempre parlato di Dignitas infinita. Eccole, in stile da lavagna:

Esorta

con parresia a non cadere in una narrativa di discriminazione sociale, facile e a tratti diffusa. Il nodo, infatti, resta culturale, in modo pieno.

Invita

a vivere in solidarietà, costruendo ponti e non muri di ignominia.

Sollecita

a camminare su solidi valori verso una integrazione più fraterna, inclusiva e rispettosa di tutti, perché solo così ci sarà futuro di pace nel mondo.

+ padre GianCarlo Bregantini, Vescovo emerito