«Annunciare la fede attraverso l’arte e la valorizzazione delle nostre comunità»: è stato questo il filo conduttore dell’incontro di formazione promosso il 15 settembre 2026 presso il Seminario Regionale di Chieti, nell’ambito delle attività della Conferenza Episcopale Abruzzese-Molisana rivolte alla pastorale del turismo, dello sport, del tempo libero e dei pellegrinaggi. Una mattinata di studio e di confronto che ha posto al centro una domanda particolarmente significativa per la vita delle nostre comunità: come tornare a raccontare la fede attraverso i luoghi, l’arte, la storia e la bellezza che nei secoli essa ha generato?
L’incontro promosso da S.E. Mons. Michele Fusco, Vescovo delegato CEAM per la Pastorale del Turismo, dello Sport, del Tempo Libero e dei Pellegrinaggi, nella consapevolezza che la cura e la valorizzazione del patrimonio religioso non costituiscono soltanto un impegno culturale, ma possono rappresentare una vera opportunità pastorale e missionaria.
A guidare la riflessione è stato il Dott. Giovanni Gazzaneo, giornalista, critico d’arte e curatore, ideatore e coordinatore di Luoghi dell’Infinito, il mensile culturale di Avvenire dedicato all’incontro tra arte, cultura, natura, storia e dimensione religiosa. Laureato in filosofia teoretica e specializzato in comunicazioni sociali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Gazzaneo ha maturato nel corso degli anni una lunga esperienza nel campo della comunicazione culturale e della valorizzazione dell’arte sacra. La sua esperienza è intimamente legata alla nascita e alla storia di Luoghi dell’Infinito. Come egli stesso ricorda nel testo alla base dell’incontro, la rivista nasce da un’intuizione maturata già nel 1988 e rinasce nel 1997 all’interno di Avvenire, con l’obiettivo di coniugare arte, itinerari e cultura e di riportare al centro l’annuncio cristiano attraverso la bellezza generata dalla fede. Una prospettiva che continua a caratterizzare la sua passione e che costituisce anche una chiave preziosa per ripensare oggi la pastorale del turismo.
Accanto al relatore erano presenti don Emiliano Straccini, direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo, Sport e Pellegrinaggi dell’Arcidiocesi di Chieti-Vasto, legato da una lunga amicizia al dottor Gazzaneo, e Mario Ialenti, Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale del Turismo, Sport e Pellegrinaggi dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano. La partecipazione ha coinvolto diverse realtà ecclesiali del territorio: sacerdoti, insegnanti di religione cattolica e membri della Consulta di Pastorale Scolastica dell’Arcidiocesi di Chieti-Vasto, insieme a quanti operano quotidianamente nella valorizzazione dei luoghi e delle esperienze attraverso cui una comunità racconta la propria identità.
Nel corso della mattinata, Gazzaneo ha proposto una lettura del patrimonio religioso italiano non come semplice eredità del passato, da conservare e tutelare, ma come realtà viva, capace ancora oggi di parlare all’uomo contemporaneo. Chiese, abbazie, santuari, opere d’arte, antiche vie e tradizioni costituiscono, infatti, una trama nella quale la storia della fede si è intrecciata con la storia delle comunità. Sono quelle che Gazzaneo definisce le «pietre della memoria», luoghi nei quali l’uomo può ritrovare uno sguardo nuovo sulla vita e sul mondo.
Da qui nasce una delle provocazioni più importanti per la pastorale: l’arte cristiana non può essere separata dalla fede che l’ha generata. Un’opera, un affresco, una pala d’altare, una chiesa non sono soltanto documenti di storia dell’arte. Sono nati per esprimere una fede, per celebrare il mistero, per educare, per accompagnare la preghiera. Per questo, ha sottolineato il relatore, anche l’approccio pastorale al patrimonio culturale deve aiutare a riscoprirne il significato spirituale e simbolico. La bellezza diventa così una possibile porta d’ingresso all’annuncio. Una bellezza che non coincide semplicemente con l’estetica, ma che rimanda al Vero, al Bene e, per il credente, al volto stesso di Dio. È questo uno degli orizzonti che hanno accompagnato l’esperienza di Luoghi dell’Infinito: raccontare la bellezza della natura e quella prodotta dall’uomo nei secoli, soprattutto quando essa è
stata generata dal desiderio di esprimere il senso religioso dell’esistenza.
Ma bellezza e speranza, nella riflessione proposta, non possono essere separate. La bellezza cristiana è aperta al mistero dell’Incarnazione: l’Infinito che entra nella storia, il divino che assume un volto, la fede che diventa parola, immagine, musica, architettura, cammino. La speranza permette allora di guardare oltre il limite, oltre le ferite e le difficoltà della storia, custodendo la possibilità di un futuro. È proprio qui che si inserisce il terzo termine della riflessione: il cammino. Mettersi in cammino significa uscire da una dimensione puramente teorica per fare esperienza dei luoghi, delle persone, della storia. Il pellegrinaggio diventa così esperienza fisica e interiore, occasione di incontro e di conoscenza, ma anche possibilità di riscoprire le proprie radici.
Particolarmente significativa, in questa prospettiva, è stata la riflessione sui Parchi Culturali Ecclesiali, un’intuizione che Gazzaneo ha presentato per la prima volta nel 2007 e che proprio nel territorio di Chieti ha trovato un primo progetto pilota, realizzato dalla diocesi insieme alla Scuola di “Arte e teologia” della Pontificia Facoltà Teologica di Napoli. L’idea è quella di creare una rete capace di mettere in relazione comunità parrocchiali, monasteri, santuari, associazioni, confraternite e realtà culturali, valorizzando insieme il patrimonio materiale e quello immateriale: tradizioni, musica, devozioni, feste, teatro e memoria.
Una prospettiva che interpella direttamente le comunità cristiane. Il patrimonio ecclesiale, infatti, non è nato per essere semplicemente musealizzato, ma per essere vissuto. La sua valorizzazione passa innanzitutto dalla conoscenza e dalla consapevolezza delle persone che abitano quei luoghi. Solo una comunità che riconosce il valore della propria storia può poi offrirla al pellegrino, al turista, al visitatore e, più in generale, a chi è alla ricerca di un significato.
In questo senso, anche il territorio diventa un autentico luogo educativo. Per gli insegnanti di religione cattolica presenti all’incontro, questa prospettiva offre una particolare ricchezza: educare lo sguardo dei giovani significa anche aiutarli a leggere ciò che li circonda, a riconoscere le radici religiose e culturali del proprio territorio, a comprendere il linguaggio dell’arte e dei simboli, a non considerare il patrimonio che li circonda come qualcosa di estraneo o appartenente soltanto al passato. Gazzaneo ha indicato, a questo proposito, alcuni atteggiamenti essenziali: aprire il cuore, educare lo sguardo, lasciarsi stupire, mettersi in cammino, lasciarsi interrogare ed essere custodi. Sono atteggiamenti che possono diventare anche un vero programma educativo e pastorale. Perché conoscere un luogo significa imparare ad amarlo; e amare un luogo significa sentirsi responsabili della sua storia, della sua bellezza e del suo futuro.
La giornata di Chieti ha offerto dunque non soltanto una riflessione sul turismo religioso e culturale, ma una prospettiva più ampia sul rapporto tra fede, arte, territorio e comunità. In un tempo nel quale molti luoghi sacri rischiano di essere percepiti soltanto come monumenti da visitare, la sfida è tornare a farne luoghi vivi, capaci di parlare, accogliere, interrogare e accompagnare.
È questa, in definitiva, la sfida di una pastorale del turismo che sappia guardare al futuro: non limitarsi ad accompagnare chi attraversa un territorio, ma aiutare le comunità ad abitare consapevolmente la propria terra; non soltanto mostrare la bellezza, ma educare a riconoscerla; non semplicemente custodire il passato, ma trasformarlo in una risorsa per il presente e in una promessa per il futuro.
Paola Di Pinto




