Nel cammino della Chiesa diocesana, i momenti di preghiera condivisa si rivelano soste preziose, capaci di rigenerare il cuore, illuminare la mente e orientare con rinnovata consapevolezza il servizio pastorale. In un tempo in cui tutto sembra scorrere rapidamente e si rischia di perdere il senso profondo del proprio operare, tali occasioni diventano autentici spazi di grazia, nei quali lasciarsi nuovamente raggiungere dal Signore.
In questo contesto si inseriscono le due intense ore di Adorazione Eucaristica vissute dai Catechisti della Diocesi nei tempi forti di Avvento e Quaresima, presso la chiesa della Libera a Campobasso. Entrambe sono state arricchite dalla presenza del nostro Arcivescovo, Mons. Biagio Colaianni, segno concreto di comunione ecclesiale e immagine di una Chiesa che accompagna, sostiene e condivide il cammino dei suoi Educatori nella Fede.
La prima adorazione, celebrata nel tempo di Avvento e significativamente intitolata “Catechisti alla Fonte”, ha richiamato con forza l’immagine evangelica dell’acqua viva, simbolo di una Grazia che disseta in profondità e non si esaurisce mai. I Catechisti sono stati invitati a riconoscere in Gesù la sorgente inesauribile da cui attingere senso, forza e nuovo slancio per il proprio servizio. In un tempo spesso segnato da frenesia, responsabilità e molteplici impegni, sostare davanti all’Eucaristia ha significato riscoprire che l’annuncio cristiano non nasce anzitutto da strategie o metodi, ma da un incontro vivo e personale con il Signore.
Il clima di silenzio raccolto, la Parola meditata in profondità e i segni proposti hanno favorito un autentico ritorno all’essenziale: mettersi alla scuola di Cristo per poterlo testimoniare con verità e coerenza nella vita quotidiana. È stato un tempo in cui ciascuno ha potuto riscoprire la propria identità di discepolo, lasciandosi nuovamente plasmare dalla Parola e rinnovare interiormente, come un terreno che si apre all’acqua che dona vita.
Nel tempo di Quaresima, il secondo appuntamento, dal titolo “Cuore a cuore con Gesù”, ha assunto un tono ancora più intimo e contemplativo, in sintonia con il cammino penitenziale proprio di questo Tempo Liturgico. In questo tempo di conversione e ritorno all’essenziale, i Catechisti sono stati accompagnati a vivere un dialogo profondo e sincero con il Signore, lasciandosi guardare da Lui e imparando a sostare nel suo Amore senza fretta, in un atteggiamento di fiducia e abbandono.
L’adorazione è diventata così un’esperienza di relazione personale, un vero “faccia a faccia” capace di toccare le corde più profonde della vita interiore, dove spesso si nascondono fatiche, domande, attese e desideri inespressi. Le meditazioni, i canti e i momenti di silenzio hanno aiutato ciascuno a rileggere il proprio cammino, a fare verità dentro di sé e ad affidare tutto al Cuore di Cristo, sorgente di misericordia e consolazione. È stato anche un tempo di guarigione interiore, in cui sperimentare la tenerezza di Dio che accoglie e rinnova.
La presenza dell’Arcivescovo in entrambe le occasioni ha rappresentato un segno eloquente di comunione e vicinanza pastorale. Le sue parole, semplici ma profonde, hanno richiamato con chiarezza l’identità del Catechista come discepolo prima ancora che maestro, evidenziando come solo una vita radicata nella preghiera e nutrita dall’Eucaristia possa generare un annuncio credibile, autentico e fecondo. Il suo invito a custodire il primato di Dio nella vita personale e nel servizio ecclesiale è risuonato come un richiamo forte e necessario.
Queste due esperienze di adorazione hanno messo in luce quanto sia fondamentale coltivare e promuovere momenti forti di spiritualità all’interno del servizio catechistico. Il Catechista, infatti, non è soltanto un trasmettitore di contenuti o un organizzatore di attività, ma un testimone che vive ciò che annuncia e che, proprio per questo, è chiamato a nutrire continuamente la propria fede. Senza un costante nutrimento spirituale, il rischio è quello di ridurre la catechesi a un’attività tra le tante, svuotandola della sua forza trasformante; al contrario, quando essa nasce da una relazione viva e personale con Cristo, diventa un autentico cammino di fede capace di toccare i cuori.
In un tempo in cui la sfida educativa si fa sempre più complessa e le nuove generazioni appaiono spesso disorientate, iniziative come queste si rivelano non solo utili, ma profondamente necessarie. Esse aiutano a custodire il cuore del Catechista, a ravvivare la passione per il Vangelo, a ritrovare motivazioni profonde e a riscoprire la bellezza di un servizio che nasce dall’incontro personale con Gesù e si traduce in una testimonianza concreta e gioiosa.
“Alla Fonte” e “Cuore a cuore”: due immagini diverse, ma unite da un unico invito, semplice e allo stesso tempo esigente: tornare a Cristo, rimanere in Lui, lasciarsi trasformare dal suo Amore, per poter essere, nella vita quotidiana e nel servizio ecclesiale, riflesso luminoso della sua presenza. È da questa sorgente che nasce ogni autentico cammino di fede, personale e comunitario, ed è a questa sorgente che ogni catechista è chiamato a ritornare, sempre.
Emilia Di Biase



