
La Basilica Minore dell’Addolorata di Castelpetroso ha celebrato il 22 marzo 2026 il 138° anniversario delle Apparizioni. Migliaia di pellegrini, la presenza dell’Arcivescovo Metropolita Mons. Biagio Colaianni e di Mons. Antonio D’Angelo, Arcivescovo de L’Aquila, hanno rinnovato un legame di fede antico quanto la storia di questa terra.
Era il giovedì che precedeva la Domenica delle Palme del 1888 quando, ai piedi del Monte Patalecchia, una luce insolita attirò l’attenzione di Fabiana Cicchino – chiamata Bibiana – e di Serafina Valentino, due contadine della frazione Guasto di Castelpetroso: si ritrovarono al cospetto della Vergine Addolorata con il corpo esanime di Gesù adagiato ai suoi piedi, le braccia aperte e lo sguardo levato al cielo. Centotrentotto anni dopo, quella luce torna ogni 22 marzo a raccogliere il Molise attorno alla sua Patrona, e anche quest’anno il Santuario ha vissuto una giornata di intensa devozione.
Le celebrazioni si sono aperte con il tradizionale Settenario, dal 15 al 20 marzo, con adorazione eucaristica, Coroncina e Messa animate ogni giorno da una diversa comunità parrocchiale: da Bojano a Petrella Tifernina, un pellegrinaggio corale che ha trasformato l’intera settimana in un cammino condiviso di preghiera. Sabato 21, la comunità di Piedimonte Matese ha animato la vigilia con la Coroncina, la Messa solenne presieduta da don Armando Visone, parroco di Ave Gratia Plena, e la fiaccolata verso il luogo delle Apparizioni.
La domenica dell’anniversario, il Santuario ha accolto i pellegrini fin dal mattino con le Messe delle 8.00, 9.00 e 10.00. Alle 11.30 si è tenuto il Solenne Pontificale presieduto da S.E.R. Mons. Biagio Colaianni, Arcivescovo Metropolita di Campobasso-Bojano, alla presenza delle autorità civili e militari. Nel pomeriggio, dopo la Via Matris e la Coroncina, S.E.R. Mons. Antonio D’Angelo, Arcivescovo Metropolita de L’Aquila, ha presieduto la Solenne Celebrazione Eucaristica delle 17.00. La serata si è chiusa con la Messa delle 18.30 di don Salvatore Lombardi, parroco della Basilica.
Al cuore del Pontificale, l’omelia di Mons. Colaianni ha intrecciato il mistero dell’Addolorata con le ferite del tempo presente. Partendo dalla risurrezione di Lazzaro e dalla visione di Ezechiele, il Vescovo ha invitato i fedeli a rileggere il volto della Madonna come icona della preghiera dell’umanità sofferente. «Lei ha la testa verso il cielo, lo sguardo orientato a Dio: è uno sguardo supplice, orante, che invoca protezione e consolazione per affrontare ciò che sulle sue ginocchia mostra la sofferenza e la morte di Gesù, che ha voluto condividere la nostra natura umana.» Un’immagine che non è soltanto memoria del Calvario, ma specchio di ogni dolore: quello delle famiglie provate dalla malattia, quello dei popoli martoriati dalla guerra.
Mons. Colaianni ha richiamato la domanda che attraversa i secoli nel cuore di chi soffre: “Dio, che fa?”. La risposta non è un intervento magico, ma la presenza dello Spirito Santo che abita in noi e dà vita. «Dio apre le nostre tombe, le nostre chiusure, le nostre vite individualiste ed egoiste. Lo fa con il suo amore e il suo Santo Spirito.» L’appello centrale è stato netto: togliere la pietra dal cuore. «Togliete le bende che isolano e non permettono di incontrare gli altri – ha concluso –. Siamo tutti pellegrini che vogliono incontrare il Signore, perché lenisca ogni nostra ferita.»

Al Pontificale era presente il Presidente della Regione Molise Francesco Roberti. «Le Apparizioni dell’Addolorata rappresentano un patrimonio spirituale e culturale di straordinaria rilevanza per il nostro Molise – ha dichiarato –. Castelpetroso è luogo simbolo di fede e speranza, capace di unire generazioni e richiamare fedeli da ogni parte d’Italia: come istituzioni abbiamo il dovere di custodire e valorizzare questa eredità.»
A 138 anni dalle Apparizioni, il Santuario di Castelpetroso non è un monumento al passato, ma un luogo in cui la fede si rinnova giorno dopo giorno. La storia di Bibiana e Serafina, della pecorella smarrita e della luce improvvisa tra i boschi del Monte Patalecchia, è diventata la storia di un’intera regione, di un popolo che in quella Madre Addolorata ritrova il senso del proprio dolore e la radice della propria identità. Ogni 22 marzo il Molise rinnova la propria promessa di fedeltà alla Patrona: un appuntamento che non è nostalgia, ma il ricordo di una luce che, centotrentotto anni fa, non ha mai smesso di brillare.
Cristina Forte



