
Si è concluso domenica 14 marzo, nella Cattedrale di Campobasso, il Corso per ministri straordinari della Comunione promosso dall’arcidiocesi di Campobasso-Bojano: un percorso avviato a gennaio che ha coinvolto oltre duecento fedeli delle parrocchie del territorio, chiamati a un servizio discreto ma essenziale. Articolato in sette incontri, il corso ha visto gli interventi del vescovo Colaianni, di don Stefano Fracassi e di don Fabio Di Tommaso; apertura e chiusura sono state affidate a don Moreno Ientilucci, coordinatore e guida di un percorso formativo che ha unito dimensione biblica, liturgica e pastorale, rispondendo alle esigenze di comunità diffuse e di sacerdoti impegnati su più fronti.
Don Moreno, qual è l’obiettivo principale del corso?
«Il corso è rivolto a persone scelte dai parroci: non una candidatura spontanea, ma una chiamata che nasce dalla conoscenza della comunità, con l’obiettivo di preparare i ministri a portare la Comunione, in modo consapevole, rispettoso e in piena sintonia con le indicazioni della Chiesa; ogni ministro è legato alla propria parrocchia: il servizio non è generico, ma inserito nella vita della comunità».
Quali sono i contenuti del percorso?
«Il cammino parte dalla Scrittura, perché lì troviamo il fondamento del servizio e lo stile di Gesù, fatto di vicinanza, ascolto. Accanto alla dimensione biblica, c’è quella liturgica e pastorale: aiutare il parroco nella celebrazione, soprattutto portare la Comunione a chi non può partecipare; per questo il corso offre anche indicazioni pratiche su come vivere gli incontri, strutturare una liturgia della Parola e custodire il Santissimo con rispetto e decoro».
Chi partecipa e perché il mandato è temporaneo?
«Partecipano sia nuovi ministri sia quelli già istituiti, perché il mandato dura tre anni; non è un incarico a vita, ma un servizio affidato dalla Chiesa. Alla scadenza, il parroco valuta il cammino fatto, non solo dal punto di vista operativo, ma anche umano e spirituale; questo aiuta a ricordare che non si tratta di un titolo, ma di una responsabilità vissuta nella comunità».
Perché questo servizio è oggi così importante?
«I sacerdoti, soprattutto in territori con più parrocchie, non riescono ad arrivare a tutti; il ministro straordinario della Comunione diventa così un segno concreto di prossimità, in particolare verso gli ammalati e le persone sole; è fondamentale che chi svolge questo servizio abbia una fede profonda e una vita coerente, perché a lui è affidato qualcosa di prezioso e deve essere segno credibile per la comunità».
Fin dal primo incontro, l’arcivescovo mons. Biagio Colaianni ha richiamato il senso del ministero come missione ricevuta dalla Chiesa, non una semplice formalità: portare l’Eucaristia significa portare Cristo, con uno stile fatto di ascolto, discrezione e umiltà.
Nell’omelia conclusiva ha definito il mandato «un dono grande», insieme gioia e responsabilità, soprattutto verso i più fragili, invitando a viverlo senza sentirlo un diritto ma con cuore umile; ha inoltre richiamato alla necessità di discernimento e coerenza di vita, mettendo in guardia dal rischio di superficialità: non è richiesta la perfezione, ma la disponibilità a lasciarsi trasformare dalla luce di Cristo.
Il Corso per ministri straordinari della Comunione si conferma come un’esperienza formativa di grande valore, attraverso un percorso che unisce Parola di Dio, riflessione ecclesiale e attenzione alla prassi pastorale per un servizio frutto di discernimento, formazione e responsabilità; raccontare questa iniziativa significa dare visibilità a una missione tangibile che spesso si svolge nel silenzio delle case e delle stanze di ospedale, lontano dai riflettori, ma al centro della missione della Chiesa, portando Cristo là dove la fragilità umana chiede presenza, ascolto e speranza.
Valentina Capra



