Sono padre da venti anni e non riuscirei a immaginarmi in maniera diversa. In gioventù ho spesso immaginato come sarebbe stata la mia vita futura. Pensavo a me stesso come una persona realizzata, che avrebbe potuto godere dei proventi delle proprie fatiche e rallegrarsi delle soddisfazioni che sarebbero arrivate dai figli. Cedere loro il testimone e invecchiare insieme a mia moglie sarebbe stato il perfetto epilogo di una vita come tante.
Il dipanarsi della mia esistenza mi ha però presentato circostanze che mai avrei pensato di dover affrontare. Fatiche e insicurezze hanno presto preso il posto delle granitiche certezze che credevo ormai acquisite e che immaginavo di meritare.
In questo nuovo scenario mi viene in soccorso la fede e, in particolare, la figura di san Giuseppe. Egli è un modello di paternità autentica, amorevole, paziente, discreta, lontana dai modelli patriarcali. San Giuseppe si trova a dover affrontare vicende distanti anche dall’umana comprensione, eppure si abbandona docilmente alla volontà divina. Assume il ruolo di custode e guida della famiglia di Nazareth e lo fa con coraggio e, al tempo stesso, con grande serenità.
Non voglio certo paragonarmi alla figura di questo santo che pure è così affine a ognuno di noi. Ho potuto però sperimentare, come san Giuseppe, il fatto che l’aiuto e la guida di Dio si presentano proprio quando gli eventi sembrano volgere verso epiloghi sfavorevoli. Durante un periodo della mia vita trovavo spesso ristoro nella preghiera e, in particolare, nel Santo Rosario che amavo recitare al mattino presto in una chiesetta della città, dove un’anziana signora si premurava quotidianamente di animarlo. Poi la rabbia e la sfiducia hanno preso il sopravvento ed è subentrata una difficoltà, che dura ancora oggi, ad abbandonarmi al conforto che la preghiera può dare. Nonostante questo, però, ho ancora potuto verificare che l’aiuto di Dio si è manifestato in maniera tangibile in diverse occasioni. Egli è ostinato, ti rimane accanto anche quando credi che la fiducia nel suo aiuto sia malriposta, perché conosce la fragilità del tuo animo e ti ama in maniera incommensurabile.
Con il passare degli anni si fanno sempre più presenti le preoccupazioni sul futuro: cosa riserveranno per la mia famiglia gli anni a venire. Vorrei possedere delle certezze a riguardo, avere una prospettiva, poter pensare ai prossimi anni con relativa tranquillità. Molti religiosi e ferventi cristiani mi esortano ad avere fede e mi dicono che se Iddio ha voluto questo per me, ci sarà senz’altro un suo disegno la cui comprensione è fuori dalla nostra portata. Certo mi piacerebbe che anche le istituzioni pubbliche facessero la loro parte, mettendo in atto azioni che supportino le famiglie con difficoltà e soprattutto creassero occupazione per ragazzi speciali. In fondo anche questi hanno diritto a godere di una vita dignitosa, che darebbe loro soddisfazione e tranquillità ai genitori. Voglio essere fiducioso e sperare in iniziative concrete e non soltanto ascoltare slogan.
Concludo auspicando di avere la forza tranquilla di San Giuseppe, sapermi abbandonare, come lui seppe fare, alla volontà del Signore. Per ora faccio i conti con i miei limiti e cerco di svolgere il ruolo di padre al meglio delle mie possibilità.
Alberto Paolone



