
Raccontarvi Annalisa Cerio e la sua pittura è un invito alla bellezza, parlandovi della pittrice, decoratrice di interni, fine ceramista e ritrattista affermata; una donna che guarda alle donne.
La nota artista molisana muove i suoi primi passi nel mondo dell’arte partendo dalla sua amata Ferrazzano, ma matura la sua arte ad Oratino, suo paese di adozione.
Cresce allieva del De Attellis e sviluppa la propria vocazione artistica riversando nei suoi dipinti emozioni e impulsi creativi insoliti e raffinati.
Annalisa predilige la tecnica del dipinto su legno, con uso di colori in polvere – ossidi; la sua produzione è caratterizzata dalla realizzazione di cicli pittorici monotematici, a cui lei si dedica di volta in volta, imprimendo su tela suggestioni originali.
I primi cicli nascono dall’osservazione delle figure familiari e degli anziani del paese; successivamente rende protagonisti la memoria e le tradizioni oratinesi, fino ad approdare a “La magia popolare”: tema che le farà esplorare un mondo affascinante in cui si mescolano profondamente sacro e profano, dando vita ai riti che accompagnano le tradizioni popolari, consapevole di raffigurare non mere superstizioni ma autentici riti di fede e preghiera; così nell’ultimo ciclo “I Tarocchi”, o ancora in quello sul tema del Sogno.
Così, con spatola e pennello, nascono i suoi numerosi e indimenticabili “ritratti immaginari”, che lei definisce rappresentazioni a specchio nel quale, di fatto, ognuno vede sé stesso; i volti femminili che popolano queste tele raffigurano tante, tutte le donne. La figura femminile incarna la vita stessa, provocando un viaggio interiore nell’osservatore, che si mette in comunicazione diretta con l’opera, restituendo all’autrice sensazioni autentiche ed inedite per ciascuno.
La donna come figura che ritorna, sempre, immagine ridondante di vita ed interprete dei sentimenti profondi; e l’autrice, da donna, arricchisce i suoi lavori con tutto questo, mettendoci dentro sé stessa, la sua esperienza di donna e madre e, (in)consapevolmente, il vissuto di tutte le donne che ha incontrato.
I ritratti femminili sono rappresentati su tele di dimensioni assai diverse tra loro; i primi, incastonati su supporti piccoli, 50×50, poi, man mano, diventano più grandi. Annalisa Cerio mi ha rivelato che per lei questo è un processo di “crescita” naturale, un istinto e una necessità che durante l’esecuzione si palesa e non può evitare di assecondare: “Perché l’arte ti mette in comunicazione con un livello diverso, con l’urgenza di fermare i pensieri, lasciandoti modellare verità inconsapevoli”.
Merita attenzione, poi, un ciclo speciale a cui la Cerio da qualche anno si dedica: “Il Venerdì Santo”: da circa dieci anni, in quel giorno, ogni anno riproduce una scena emblematica della Passione di Gesù; un’opera che nasce e si conclude nello stesso giorno, che la stessa autrice ammette essere originata dall’urgenza personale di un legame col Divino. Un’esperienza nata quasi per caso, che ogni anno rinnova la spiritualità di chi la realizza, nella contemplazione intima della vittoria definitiva della luce sulle tenebre.
Mariagrazia Atri



