IL GIUBILEO FRANCESCANO

IL CIELO SULLA TERRA, IL DONO DEL GIUBILEO DEL «POVERELLO» DI ASSISI

Un’esperienza di fede, gioia e fraternità nel segno di San Francesco

Quando diciamo che il cielo è sulla terra, esulta subito il cuore perché fa pensare a quella particolare mistica che giunge dall’alto e scende nella quotidianità della vita di una persona trasformandola, rendendola felice. È quell’espressione che indica momenti di profonda spiritualità, di pace interiore. Il cielo sulla terra è quella meravigliosa presenza di Dio nel grembo di Maria, il momento nel quale Dio, incarnandosi, ha voluto realizzare quel disegno d’amore e di gioia, rendendo così il divino tangibile.

È stato proprio questo uno dei momenti di gioia e di grande ammirazione nel vivere il Giubileo francescano, indetto da Papa Leone in occasione degli 800 anni dalla morte del Santo di Assisi. In questa occasione è stata resa pubblica l’ostensione straordinaria del corpo del Santo, dal 22 febbraio al 22 marzo, annunciata da Monsignor Domenico Sorrentino, come un messaggio forte per i credenti e la società.

Francesco, dopo 800 anni, non è morto ma vive più che mai e, come ha sottolineato Fra Giulio Cesareo, direttore dell’Ufficio comunicazione della Basilica, “continua ad operare in mezzo alla gente, chiamandoci, ancor di più, ad essere costruttori di pace, custodi del creato e testimoni di un amore che non muore”.

Non potevamo, noi della Parrocchia “Sacro Cuore”, accompagnati dal parroco P. Massimiliano Scolozzi e fra Antonio Lauriola, insieme alla Parrocchia di Pietrelcina, non essere presenti ad Assisi nella Basilica inferiore, in fila come tanti pellegrini, per vedere, contemplare, pregare davanti a quelle spoglie riesumate di quel corpo minuto, proprio “piccolino”, così come Francesco amava definirsi.

Il Cardinale Angel Fernandez Artime ha descritto l’evento come “un evento di grazia straordinaria”. Piccolino era Francesco, ma un grande uomo, grande santo, e vedere, con grande emozione, quelle spoglie è significato “toccare con mano la concretezza del Vangelo vissuto fino in fondo”.

Un’esperienza unica vissuta in un clima di gioiosa fraternità, in cammino, come pellegrini nel condividere la fede di una comunità unita e desiderosa di crescere insieme nella vita spirituale. Francesco ancora parla a ciascuno di noi, l’uomo umile che, dopo 800 anni, ha attirato e conquistato il cuore di Dio e, ancora oggi, la sua testimonianza, la sua scelta radicale lascia interrogare tanti uomini e donne.

Cosa ha voluto e vuole significare questo momento particolare, in questo anno giubilare francescano, se non un rinnovamento della fede di uomini e donne che desiderano la pace, la fraternità, una vita da vivere secondo il Vangelo, attraverso un cammino di crescita interiore, fatto di semplicità nelle relazioni di ogni giorno, per essere dei testimoni credibili che realizzano quanto annunciano, sforzandosi ogni giorno di entrare per la porta stretta.

Essere quindi persone che sanno accogliere, amare, perdonare, portando nella vita quotidiana la gioia e la fede sperimentate, dovunque: nelle case, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, in parrocchia.

Vivere il Giubileo francescano significa intraprendere un percorso spirituale di conversione e di rinnovamento basato sulla vita e il carisma del “Poverello” di Assisi. Non vuole essere solo un rito formale, ma un cammino di fede.Il Giubileo diventa un “tempo favorevole” per riconciliarsi con Dio, con se stessi, con gli altri e con il creato, mettendo Dio al centro dell’esistenza, un’esistenza semplice, umile e fraterna.

Vivere il Giubileo significa adottare lo stile francescano di annuncio della pace con quel saluto di “Pace e Bene” che Francesco, per ispirazione, aveva coniato, con l’impegno di un dialogo sempre più fraterno, tra noi che viviamo all’ombra di una parrocchia tutta francescana, rifiutando ogni scelta di violenza, di odio e di rancori, percorrendo la scelta di vita di Francesco, in perfetta letizia.

Il Giubileo francescano permette di riscoprire il valore della povertà evangelica, andando incontro alle necessità dei fratelli che gridano aiuto, punta all’essenziale, in un contesto di cambiamento del mondo. È un invito a riscoprire la gioia del Vangelo attraverso gli occhi di Francesco, rendendo la propria vita un dono di pace e di speranza per gli altri.

Le esperienze vissute hanno fatto avvertire davvero il cielo dentro di sé, quel cielo che non è solo là fuori ma che esiste anche dentro di me, come in tanti, attraverso una gioia che ha invaso il cuore, per le meraviglie assaporate di un pezzetto di Paradiso qui, in un piccolo angolo di terra.

E Francesco, col suo Cantico delle creature, ci ha come invitati a guardare in alto: il cielo, le stelle, il sole, la luna, il fuoco, le cime degli alberi, le acque chiare e belle, per ricordarci che siamo parte di qualcosa di molto più grande, di quell’amore che Dio ha per ciascuno delle sue creature, fatte a sua immagine e somiglianza.

Pina Spicciato