Il dipinto dell’artista
Un luogo di culto davvero suggestivo quello dove è stata inaugurata e benedetta una tela realizzata dall’artista italo-americano Ron Di Scenza. Questi ha sposato una molisana e vive a Carpinone (IS). L’opera è stata collocata nella chiesa di San Pietro in Vinculis a Sant’Angelo in Grotte. Un borgo affascinante che si trova a pochi chilometri dalla Basilica minore di Castelpetroso e nella cui cripta sono conservati affreschi, tra cui le “Sette opere di misericordia”, dipinti tra il XIV e XV secolo.
La cerimonia si è svolta nel pomeriggio del 27 gennaio, alla presenza dell’arcivescovo della diocesi Biagio Colaianni, del parroco don Michele Stasio, dell’autore del dipinto e dell’architetto Franco Valente, ospite d’eccezione.
Don Michele ha fatto gli onori di casa accogliendo gli ospiti con la cortesia e il garbo che lo contraddistinguono. È seguita la testimonianza dell’autore, il quale, visibilmente commosso, ha spiegato il motivo che lo ha spinto a offrire questo dono alla chiesa e alla comunità.
Egli si era trovato in paese per una messa in suffragio di una congiunta e ha notato che il trono che ospita la statua di San Pietro era alquanto rovinato e l’altare era piuttosto spoglio. Ha proposto al parroco di risistemare il seggio di Pietro e realizzare un quadro a tema, per abbellire la lunetta che sovrasta il presbiterio. Don Michele ha accolto con gioia la proposta di Ron e l’artista si è messo subito all’opera nel suo studio per realizzare il dipinto. Ha scelto di rappresentare l’Ascensione di Gesù, un momento della vita di Cristo che simboleggia la vita eterna.
La scelta non è stata casuale, ma deriva da una vicenda vissuta da Ron che, in giovane età, ha sperimentato un’esperienza di pre-morte. Racconta di essersi trovato in autostrada alla velocità di 130 km/h, sotto una pioggia battente che ostacolava la visibilità. Un colpo di sonno improvviso lo fa uscire di strada e urtare contro un grosso masso. Ron perde i sensi e percepisce la sensazione di “uscire dal suo corpo”. Pensa di essere morto, quando vede una fortissima luce avvolgerlo interamente. Avverte un forte senso di benessere e sente che una voce gli parla e gli dice che non è ancora giunto il momento di lasciare la terra e che dovrà trascorrere ancora molto tempo perché possa tornare in quel luogo di pace.
Egli prega disperatamente perché non venga mandato via da quel posto perché, racconta, sente finalmente di aver trovato ciò che fino ad allora aveva cercato. Si risveglia nella macchina semidistrutta e si allontana, temendo che l’auto potesse esplodere. Gli agenti di polizia giunti sul luogo si meravigliano che sia sopravvissuto a un impatto così devastante. Disteso sul prato, immobile, sente delle mani sul viso che gli muovono il collo; la voce di un uomo lo rassicura e gli spiega che lo fa per controllare che non vi siano fratture. Ron prova a girarsi per vedere chi fosse e chiede spiegazioni a un poliziotto, ma gli viene risposto che non c’era nessun altro, tranne lui e il paramedico dell’ambulanza. Viene trasferito in ospedale dove i medici, con sorpresa, constatano che è in buone condizioni e quindi può tornare a casa.
Questa storia ha colpito tanto Ron; egli comprende di aver ricevuto una grazia e decide di esprimere gratitudine al Signore donando un dipinto alla chiesa alla quale lui e i suoi familiari sono tanto legati. A questo incredibile racconto è seguito l’interessante intervento dell’architetto Franco Valente, figura autorevole nell’ambito della storia dell’arte, che esamina, dal punto di vista storico e artistico, sia la chiesa che il dipinto.
Il luogo sacro è interessante già per la sua intitolazione. La tradizione racconta che Eudossia portò a Roma le catene con cui era stato legato Pietro e le donò a Papa Leone I. Questi le avvicinò a quelle che furono utilizzate per incatenare Pietro nel carcere romano e miracolosamente le due catene si saldarono. Ora sono conservate a Roma nella Basilica di San Pietro in Vincoli. Lo storico continua sottolineando la peculiarità che hanno i cristiani nel rappresentare l’immagine del divino: possono riprodurre l’immagine di Dio per il fatto che Egli si è fatto uomo, senza rischiare il taglio delle mani come sarebbe avvenuto se Ron fosse vissuto nell’ottavo secolo.
Ron Di Scenza l’artista
L’artista ha realizzato l’opera traendo ispirazione dalla sua personale vicenda e ha scelto di rappresentare un avvenimento che rimanda al concetto di vita eterna. In più, ha riprodotto due angeli che suonano la tromba, a simboleggiare l’arcangelo Uriele che suonerà la tromba nel giorno del Giudizio Universale. La particolarità del dipinto, oltre al volto di Cristo molto espressivo, sta nella dimensione del suo corpo: Gesù è alto 2 metri e 54 cm e supera di 6 cm quello dipinto da Michelangelo nel Giudizio Universale. Si può affermare, conclude Valente, che Ron abbia quindi realizzato un dipinto che reca in sé un piccolo primato e nel quale ha concentrato i significati più profondi della vita cristiana.
Il pensiero dell’architetto Valente è stato sposato dall’arcivescovo Colaianni, che ha parlato di opera spettacolare, rappresentata con competenza e ispirazione cristiana. Attraverso la sua arte e guidato da Dio, continua il presule, Ron ha regalato un’opera pregevole e mirabile alla comunità tutta. Come sua consuetudine, l’arcivescovo ha preso spunto dalle letture per ribadire come Dio sia sempre presente nella nostra vita, attraverso la sua parola illuminante che ci preserva dal male. Nel Vangelo, i parenti di Gesù erano preoccupati per la sua notorietà, che non era gradita ai potenti dell’epoca. Ma Gesù rassicura loro, dimostra la sua vicinanza divina ed esorta a stare in comunità dove regnano pace e amore. Questo è anche il messaggio che Ron ha voluto lasciare con il suo dono alla chiesa e alla popolazione.
La cerimonia è terminata con un apprezzamento e un ringraziamento a Ron Di Scenza da parte dei cittadini del piccolo borgo e la benedizione del quadro da parte del vescovo. La serata si è conclusa con un momento di agape fraterna come ringraziamento dell’amministrazione comunale all’artista, considerato anch’egli figlio di Sant’Angelo in Grotte. Il dipinto è un altro tassello che arricchisce un borgo assai particolare che è il più alto, dal punto di vista orografico, dell’arcidiocesi di Campobasso-Bojano e che già custodisce tesori artistici, oltre ad affascinare con i suoi panorami mozzafiato.
Mariarosaria Di Renzo



