Il secondo incontro della Scuola di formazione sociopolitica “Giuseppe Toniolo” ha approfondito il tema della povertà morale, cercando di comprenderne le radici culturali, sociali e spirituali. L’incontro, moderato dalla prof.ssa Maria Cinelli, ha visto l’intervento di don Michele Bartolomeo Pellegrino, la riflessione della direttrice Ylenia Fiorenza e le conclusioni dell’Arcivescovo metropolita Biagio Colaianni.
Proprio nel tempo della Quaresima, l’Arcivescovo Biagio Colaianni ha offerto alcune indicazioni spirituali per comprendere il tema della povertà come cammino di conversione personale e comunitaria. Il presule ha invitato a distinguere le diverse forme di povertà che segnano la vita dell’uomo — sociali, relazionali ed economiche — riconoscendone però la radice più profonda nella povertà spirituale, cioè nell’assenza di Dio dalla vita personale e dalla vita sociale. «È necessario fare un cammino da una povertà ad un’altra povertà, dalla povertà spirituale, che è base di tanti mali, alla povertà evangelica che è beatitudine». Questo invito alla conversione, vissuto attraverso preghiera, digiuno e carità, ha introdotto e orientato la riflessione della Scuola Toniolo sul tema della povertà morale nella società contemporanea.
In questo contesto si inserisce l’intervento di don Michele Pellegrino, che ha descritto la situazione del nostro tempo come segnata da un diffuso disorientamento etico. La povertà morale, ha spiegato, si manifesta nella «perdita del senso del bene e del male», nell’«indebolimento della coscienza», nel «relativismo etico» e nell’«egoismo individualista». Molti valori che un tempo erano ritenuti fondamentali oggi appaiono negoziabili, generando confusione e smarrimento. Questa crisi non riguarda solo la dimensione personale, ma coinvolge anche la vita sociale e culturale.
Il relatore ha evidenziato come alla base di tale crisi vi sia anche un lungo processo culturale che ha progressivamente posto l’uomo al centro di tutto, fino a considerare la verità come qualcosa che dipende esclusivamente dal pensiero umano. In questo contesto la sfida per i cristiani è quella della testimonianza. «La vita», ha ricordato, «è sempre risposta a un amore ricevuto». Da qui nasce anche il senso autentico della beatitudine evangelica: «i poveri in spirito sono quelli che non hanno messo sé stessi al posto di Dio».
La riflessione è stata poi ripresa dalla direttrice della Scuola, Ylenia Fiorenza, che ha collegato la povertà morale alla realtà del peccato, cioè alla chiusura dell’uomo all’amore di Dio e degli altri. «Povertà morale è peccato», ha affermato, definendolo «la forza oscura che depotenzia il sentire del cuore». Richiamando il Vangelo della lavanda dei piedi, ha sottolineato come Cristo risponda alla povertà morale con il gesto del servizio. In quel gesto si manifesta la logica del Vangelo, che non si fonda sul potere ma sull’amore che si dona. «Servire allora è l’azione più divina che noi possiamo vivere», ha ricordato, indicando nella sequela di Cristo la via per superare la durezza del cuore.
Nelle conclusioni l’Arcivescovo Biagio Colaianni ha offerto una prospettiva più ampia, invitando a leggere la povertà morale alla luce della povertà spirituale, che rappresenta la radice di molte altre forme di impoverimento della vita umana. Quando prevale l’egoismo e la volontà di accumulare ricchezze nasce la povertà economica; quando la relazione con gli altri diventa prevaricazione o affermazione del proprio io emerge la povertà relazionale; quando si perde il senso del bene comune e dell’appartenenza alla comunità si manifesta la povertà sociale.
Alla base di tutto, tuttavia, vi è il rapporto con Dio. «Povertà spirituale», ha affermato l’Arcivescovo, «è non riconoscere Dio come Signore della propria vita». Quando Dio diventa marginale, l’uomo rischia di sostituirlo con altri idoli, smarrendo il senso della fraternità e della dignità dell’altro.
Da qui l’invito a vivere il tempo quaresimale come un autentico cammino di conversione. «È necessario fare un cammino da una povertà ad un’altra povertà», ha ricordato, «dalla povertà spirituale alla povertà evangelica che è beatitudine». In questo percorso la preghiera, il digiuno e la carità diventano strumenti concreti per riscoprire la ricchezza spirituale che nasce dall’amore di Dio e che permette di costruire relazioni autentiche e una società più giusta.
L’incontro della Scuola Toniolo ha così offerto una riflessione profonda sul rapporto tra vita spirituale, responsabilità personale e impegno sociale, mostrando come la crisi morale del nostro tempo possa essere affrontata solo recuperando il senso del bene, della fraternità e del rapporto con Dio.
Marco di Salvo

“Povertà morale povertà in spirito: perdita e ricchezza”
… La povertà morale è una realtà che tutti percepiamo: consiste nella perdita del senso del bene e del male, nell’indebolimento della coscienza e nel relativismo etico che trasforma il desiderio individuale in diritto. Valori un tempo considerati indisponibili — come la vita, la famiglia, la dignità umana — diventano negoziabili. Quando anche un solo elemento fondamentale viene messo in discussione, l’intero sistema di valori rischia di crollare, come una diga da cui si tolga un mattone.
Questo disorientamento ha radici profonde nella cultura moderna: dal razionalismo che ha posto l’uomo al centro di tutto, fino ai “maestri del sospetto” come Marx, Nietzsche e Freud, che hanno insegnato a diffidare della realtà e della morale. Così la verità non è più qualcosa da riconoscere, ma qualcosa che l’uomo pretende di costruire.
La conseguenza è una società segnata da individualismo, perdita del senso di Dio e dall’assolutizzazione dell’autorealizzazione personale. Emergono nuovi “idoli”: l’eterna giovinezza, l’ossessione della crescita, il dominio della comunicazione e una secolarizzazione che tende a espellere la religione dalla vita pubblica. In questo contesto si perde anche il legame tra le generazioni e il riferimento alla vita eterna.
La tradizione filosofica e cristiana indica però una via diversa: la verità non dipende dall’uomo, ma precede l’uomo. Come ricorda la fede cristiana, la libertà si compie nella verità e nell’amore. L’insegnamento di Agostino — “Ama e fa’ ciò che vuoi” — non elimina la morale, ma la fonda sull’amore ricevuto da Dio.
Per questo il Vangelo distingue due povertà: la povertà morale è perdita, perché priva l’uomo del bene e della verità; la povertà in spirito è ricchezza, perché riconosce che il vero valore non è l’io assoluto, ma Dio. La prima svuota l’uomo e la società; la seconda apre alla beatitudine e alla pienezza della vita.
Estratti dalla relazione di Don Michele Pellegrino al secondo incontro promosso della Scuola Toniolo



