Quaresima, tempo di… sobrietà.
La prima impressione che si ha accostandosi al Messaggio quaresimale 2026 di papa Leone XIV – il primo del suo pontificato – è proprio quella della “misura” e della “semplicità”. Siamo di fronte a un testo che brilla per essenzialità e chiarezza.
Nelle sue catechesi, nei suoi incontri, nelle sue omelie, Leone XIV ci sta abituando a un linguaggio e a modalità che intercettano e vanno direttamente al cuore: al cuore della vita, al cuore della fede, al cuore delle persone. Ancora meglio: al cuore della nostra vita, al cuore della nostra fede, al cuore delle nostre persone.
Ci aiuta a non perderci e a non disperderci nel nostro vissuto e nella nostra testimonianza di credenti, minati dalla frammentazione, dalla fluidità e dal disorientamento, che sembrano ormai costanti dei contesti in cui viviamo.
Anche in questo messaggio quaresimale Leone XIV ci porta e ci riporta direttamente al cuore e al centro della vita cristiana: il mistero di Dio.
Il suo è, per l’appunto, un discorso incentrato sulla riscoperta del “mistero di Dio”, non dal punto di vista teorico e intellettuale, ma da quello pratico ed esistenziale.
Ci riporta alla vita quotidiana: più semplicemente, a come vivere e riscoprire Dio nella trama di tutti i giorni. Cerchiamo di essere sobri, essenziali, centrati e ricentrati! E, per usare un’espressione preziosa del nostro Papa, “docili di spirito”.
Quaresima, tempo di… conversione e rinnovamento.
È un classico. Papa Leone non si discosta da quella che è la tradizione millenaria della Chiesa e del cammino del popolo cristiano. In essa c’è una saggezza che non può andare dispersa, perché è frutto dell’impegno, della preghiera e della riflessione di chi ci ha preceduto: una sorta di tesoro, di nutrimento, di ricarica e – oserei dire – di riserva a cui attingere, anche nei momenti difficili e di aridità della nostra vita credente.
Sì, l’itinerario quaresimale è un tempo che, come comunità cristiana e come singoli credenti, abbiamo a disposizione per “ritornare” a Dio, per rigenerarci e orientare i nostri passi sulla via della Parola, del digiuno, della carità e dell’attenzione ai poveri: strade classiche, strade sicure, strade di impegno.
Inutile cercare altrove, inseguire qualcosa di diverso, agguantare un quid alternativo e “speciale” che poi finisce per non esserlo e per diventare ininfluente.
Occorre solo percorrerle per arrivare al cuore di Dio, al cuore del nostro prossimo, al cuore di noi stessi.
Impegniamoci a convertirci e a rinnovarci, pur sapendo che non è affatto facile.
Quaresima, tempo di… focalizzazione.
Tempo in cui mettere a “fuoco” e dare “fuoco” – entusiasmo, passione, slancio e, perché no, recuperando una parola stupenda caduta in disuso, fervore – a tre dimensioni chiave del cammino cristiano.
Quali sono?
L’ascolto della Parola di Dio, la dimensione della speranza, il digiuno dalle parole.
Sul primo versante, papa Leone usa un’espressione significativa: prestare l’orecchio alla voce del Signore. Bisogna tenderlo, allungarsi un po’, sbilanciare il nostro tran tran quotidiano per portare il nostro udito e la nostra attenzione esistenziale alla sua Parola.
Occorre fare un po’ di pulizia dall’ascolto che frequentemente riserviamo alle inquietudini e alle distrazioni quotidiane. Forse – ed è una piccola provocazione – dovremmo modificare in questo periodo l’invocazione “liberaci dal male” del Padre Nostro con “liberaci dalle nostre inquietudini e distrazioni quotidiane”.
Un ascolto che deve essere profondo e da prolungare anche al grido dei poveri e alle sofferenze del mondo, per riconoscere anche lì la voce di Dio che ci chiama alla giustizia e alla cura del prossimo.
In relazione alla speranza, la Quaresima – ci ricorda papa Leone XIV – ci offre l’occasione di liberarci da una schiavitù che ci assilla: quella della mancanza di speranza.
Come uscirne? Radicandoci sempre più nella fede nel Signore risorto. È questa fiducia, alimentata e rinnovata, che ci rende “tessitori di unità” e ci spinge a essere testimoni del tempo nuovo in cui Dio fa nuove tutte le cose.
Infine, sul digiuno, il Pontefice ci invita a “misurarci”, oltre che sul terreno tradizionale del cibo, anche su quello del linguaggio e del dono.
Occorre impegnarsi a “disarmare” il linguaggio: evitare parole taglienti, giudizi e calunnie, e praticare gentilezza e incoraggiamento, trasformando i social e le relazioni in spazi di pace e contrastando le “polveri tossiche” di ideologie e conflitti.
Ma l’appello non si ferma qui: papa Leone XIV ci incoraggia a digiunare da avidità e superbia, trasformando la vita nell’arte del donare e del seminare il bene, per un rinnovamento non solo personale ma anche comunitario. “Focus” interessanti, alla portata di tutti, concretamente praticabili: non ci sono scuse né alibi.
Quaresima, tempo di… concretizzazione
Tempo di cammini concreti, di impegni effettivi, affettivi e fattivi.
Alla luce di quanto proposto da papa Leone e di quanto detto, ecco alcune indicazioni semplici da portare con noi – non solo in questo tempo quaresimale, ma anche nel periodo pasquale:
- essere più centrati, concentrati, ricentrati. Al bando le distrazioni, e messa tra parentesi delle inquietudini;
- ritornare di cuore al cuore di Dio, prestando orecchio alla sua voce: leggere con calma, all’inizio della giornata, alcuni versetti della Parola;
- praticare un linguaggio disarmato e disarmante: evitare parole offensive e usare con maggiore decisione il registro della speranza e dell’incoraggiamento.
Quaresima, tempo davvero propizio, sul piano individuale e comunitario, per uscire dal nostro io (autoreferenzialità) e aprirci maggiormente a Dio e agli altri, costruendo ponti di unità e fraternità in un mondo segnato da conflitti e divisioni, come richiamato anche dall’Anno Giubilare appena concluso.
Sobrietà, conversione e rinnovamento, focalizzazione e concretizzazione ci attendono al banco di prova non solo di questi quaranta giorni, ma soprattutto del cammino della nostra quotidianità.
Buon impegno a tutti noi!
Un’ultima provocazione: in questa Quaresima, e anche nel tempo pasquale, perché non riprendere tra le mani, rileggere e riflettere – individualmente e comunitariamente – questo messaggio, per farne ancora più tesoro?
Don Gianpaolo Boffelli



