
Nel cuore del Mediterraneo, ponte tra Oriente ed Occidente, Bari è stata a gennaio teatro di un passo significativo per il cristianesimo in Italia: la firma di un patto ecumenico tra 22 confessioni cristiane, cattolici, ortodossi, valdesi, metodisti, battisti, luterani e altre chiese. Un impegno profondo che richiama l’alleanza biblica da Abramo a Gesù Cristo e si traduce oggi nel desiderio concreto di unità tra i cristiani, riconoscendosi come parte di un unico popolo di Dio.
Il patto nasce da un lungo percorso di confronto durato tre anni tra i rappresentanti delle diverse chiese presso la CEI, sviluppato attorno alla “Via italiana del dialogo”. Ispirato a Efesini 4, “un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”, esso fonda la comunione non su compromessi, ma sulla fede condivisa in Cristo e sull’azione dello Spirito Santo. Da qui i percorsi da seguire nel prossimo biennio per il bene comune e la coesione sociale.
Su questo momento storico della Chiesa in diocesi, la sera del 18 marzo ci si è voluti soffermare con riflessioni e testimonianze in una conferenza ecumenica. Presenti rappresentanti delle differenti chiese presenti nel territorio: Chiesa cattolica, ortodossa, battista, valdese e Chiesa della Riconciliazione. L’Arcivescovo Mons. Biagio Colaianni, insieme al Pastore Luca Anziani, Presidente delle chiese metodiste, attivamente impegnato ai lavori di preparazione dell’evento e firmatario del patto, sono stati a Bari in gennaio al primo Simposio tra chiese cristiane.
Nei loro interventi hanno portato in luce i punti salienti del documento conclusivo che riconosce le divisioni del passato come una ferita ancora aperta e impegna le chiese a un cammino di perdono reciproco e di rispetto. Le chiese si riconoscono parte della stessa famiglia spirituale, rifiutando logiche di competizione e proselitismo. Il dialogo diventa scelta irreversibile, da mantenere anche nelle difficoltà.
Per troppo tempo le chiese hanno vissuto accanto, ma non insieme. Il patto di Bari segna un cambio di passo: dalla semplice coesistenza a una fraternità concreta, che valorizza le differenze come ricchezza condivisa.
Il Pastore Anziani nel suo intervento lo ha sottolineato: equilibrio necessario tra identità e comunione, restando se stessi senza chiudersi. Si auspica a creare progetti comuni sul territorio durante tutto l’anno per imparare a conoscersi nello stare insieme.
L’impegno si apre alla società con una testimonianza comune: lavorare insieme per la pace, la giustizia e la dignità umana, accogliendo poveri, migranti ed emarginati, tutelando il creato e contrastando ogni forma di discriminazione. Non solo dialogo teologico, dunque, ma azione concreta, presenza viva e operosa nella società. Essere credibili non tanto per ciò che si dichiara, quanto per ciò che si realizza.
Il nostro Vescovo, coinvolto nel cammino ecumenico, ha testimoniato di essere rimasto profondamente colpito a Bari dalla fraternità autentica sperimentata tra tutti i presenti.
La fraternità non è ancora pienamente visibile – afferma – e le divisioni restano un ostacolo alla credibilità del messaggio cristiano, ma il patto può tradursi in relazioni concrete e scelte quotidiane, superando diffidenze e protagonismi, tradursi in relazioni reali, gesti concreti, scelte quotidiane.
Le sfide principali: vivere un dialogo sincero, non parole ma fatti; mantenere nel tempo l’impegno assunto; conversione personale e comunitaria, facendo dell’unità una testimonianza profetica, superando protagonismi e diffidenze e verificando nel tempo i passi compiuti. Fondamentale la fedeltà, con continua conversione personale e comunitaria. Le comunità locali e le parrocchie sono chiamate a rendere visibile questo cammino con iniziative condivise. Momenti futuri, come il simposio di Firenze 2028, ne sosterranno lo sviluppo.
La dimensione spirituale resta alla base: l’unità è dono di Dio, guidato dallo Spirito Santo che permette un’esperienza concreta di fraternità, un cammino che passa attraverso gesti quotidiani, scelte coraggiose e rinnovata fedeltà al Vangelo. A noi rispondere a questa chiamata.
È dunque tempo di svolta. In mezzo a conflitti e divisioni proponiamoci come segno di speranza: la possibilità reale di essere uno pur nella diversità. Una testimonianza vera che, se vissuta fino in fondo, può parlare non solo alle Chiese, ma all’intera umanità e a Campobasso il seme piantato anni or sono è spuntato.
Carmela Venditti



