
La riapertura al culto di due chiese dell’arcidiocesi – San Martino Vescovo a Castelpetroso (8 marzo 2026) e San Pietro in Vincoli a San Polo Matese (22 marzo 2026) – ha rappresentato un momento di profonda gioia condivisa, alla presenza delle autorità civili e religiose e dell’arcivescovo S.E. Mons. Biagio Colaianni. Due eventi distinti, ma uniti dallo stesso significato: restituire alla comunità luoghi che sono insieme memoria, identità e futuro, segni concreti di una fede che attraversa il tempo e si rinnova. Non si è trattato soltanto di una riapertura formale, ma di un passaggio carico di valore simbolico e comunitario, capace di riattivare legami, appartenenza e partecipazione.
A Castelpetroso, la riapertura della chiesa di San Martino restituisce alla comunità non solo uno spazio rinnovato nella sua bellezza – affreschi riportati alla luce, ambienti curati con attenzione – ma anche un segno visibile di dedizione condivisa. Nelle parole dell’arcivescovo, questa bellezza non può restare fine a sé stessa: una chiesa non è un luogo da contemplare come un museo, ma uno spazio vivo, dove si intrecciano accoglienza, relazioni e incontro con Dio. Il richiamo al Vangelo della samaritana apre così a una riflessione più profonda: la fede prende forma nella quotidianità, quando l’incontro con Cristo, “acqua viva”, diventa capace di trasformare la vita e generare testimonianza, soprattutto in un tempo che rischia di smarrire il senso del sacro; la Quaresima si presenta allora come occasione per rientrare in dialogo con il Signore e riscoprire una fede viva, che non si riduca a gesto abituale ma si faccia relazione autentica.
A San Polo Matese, la riapertura della chiesa madre di San Pietro in Vincoli assume il volto di una rinascita che va oltre le mura restaurate; il cuore del messaggio dell’arcivescovo si concentra sulla comunità: è lì che il restauro trova il suo compimento, quando le persone tornano a riconoscersi, a celebrare e a crescere insieme nella fede. L’immagine evangelica della risurrezione di Lazzaro diventa chiave di lettura di questo passaggio: ogni comunità può ritrovare vita nuova, se riscopre la forza del credere; la fede, per essere tale, chiede di incarnarsi, di diventare gesto concreto, capace di “togliere la pietra” dalle situazioni di chiusura, solitudine e fatica. In questo orizzonte, la Chiesa si rivela come luogo in cui lo Spirito continua ad agire, generando fraternità e responsabilità condivisa, invitando ciascuno a contribuire alla costruzione di una comunità più viva, accogliente e solidale.
Entrambe le celebrazioni hanno evidenziato con forza che la riapertura di una chiesa è un atto profondamente ecclesiale e sociale; è il segno di una comunità che si riconosce attorno alla propria fede, che custodisce la propria storia e al tempo stesso si apre al futuro. In questi luoghi restaurati, le pietre tornano a parlare non solo del passato, ma di una presenza viva che continua a generare senso, a sostenere il cammino delle persone e a invitare tutti a costruire relazioni autentiche, fondate sulla pace e sulla fraternità.
Valentina Capra
La Chiesa di San Martino Vescovo di Castelpetroso riaperta al culto
Un segno di fede, bellezza e comunità viva
La riapertura di una chiesa al culto segna la restituzione di un luogo sacro alla comunità, rinnovato nella sua bellezza e nel suo significato. Il restauro, che ne valorizza ogni sua parte, rende visibile la cura e l’amore dei fedeli, esprimendo il desiderio di offrire a Dio uno spazio decoroso e accogliente.
Tuttavia, la chiesa non è soltanto un edificio bello: è chiamata a essere un luogo vivo, aperto all’incontro e alla condivisione. Non deve diventare un museo, ma rimanere uno spazio di accoglienza, in cui la comunità si ritrova e cresce. La sua apertura acquista pieno significato quando i fedeli la abitano, rendendola centro di vita, di fede e di relazione.
S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni





