IL PRESEPE VIVENTE DI SAN POLO MATESE TRA TRADIZIONE E RINNOVAMENTO

UNA STORIA CHE SI RIPETE, UN MESSAGGIO CHE SI RINNOVA

La storia è sempre la stessa e, da oltre duemila anni, continua a ripetersi. Cambiano i luoghi, mutano i linguaggi, si trasformano i contesti storici e sociali, ma il filo conduttore rimane immutato: la venuta del Messia, Dio che entra nella storia dell’uomo facendosi carne. È attorno a questo mistero che si sviluppa, da 43 anni, il Presepe Vivente di San Polo Matese, tra i più longevi del Molise, capace di custodire la tradizione e, allo stesso tempo, di rinnovarne il significato.

Nato nel 1982 da un’intuizione dell’allora parroco don Angelo Spina, oggi vescovo di Ancona-Osimo, il Presepe Vivente non è mai stato una semplice riproduzione scenica della Natività; è una narrazione viva che, pur raccontando sempre la stessa storia, si lascia attraversare dal tempo presente. La nascita di Gesù resta il centro, ma il modo di rappresentarla si evolve, così come evolve il messaggio che si desidera consegnare ai visitatori e a quanti, anno dopo anno, si fanno interpreti di questa sacra rappresentazione.

Nel corso dei secoli, la Chiesa ha sempre sentito il bisogno di “tradurre” il mistero dell’Incarnazione in forme comprensibili all’uomo del proprio tempo; anche il presepe, da San Francesco in poi, ha seguito questo cammino: la scena è la stessa, ma lo sguardo cambia. Oggi, nel Presepe Vivente di San Polo Matese, la rappresentazione non parla solo di un evento passato, ma interpella il presente, invitando a riconoscere Gesù come Colui che continua a nascere nella storia, nelle fragilità dell’uomo, nelle periferie dell’esistenza.

La longevità di questo appuntamento nasce da una rete di relazioni che coinvolge l’Associazione culturale Presepe Vivente San Polo Matese, la Parrocchia, il Comune, le associazioni del territorio (come quella di Aldo Gianfagna e gli Zampognari del Matese) e l’intera comunità, che ogni anno si ritrova per condividere idee, preparare le scene, curare la logistica e dare volto e voce a una rappresentazione che appartiene a tutti; un lavoro che va ben oltre l’aspetto organizzativo: ogni fase diventa esperienza di condivisione e corresponsabilità, segno di una fede che si fa concreta e comunitaria.

Anche per chi organizza e interpreta le scene, il messaggio si rinnova; rappresentare Gesù oggi significa interrogarsi su come annunciare speranza in un tempo segnato da inquietudini, solitudini e smarrimenti.

La storia della Natività resta invariata, ma la sua forza sta proprio nella capacità di parlare a ogni epoca, assumendo le domande e le attese dell’uomo contemporaneo; così, il presepe diventa luogo di riflessione, di silenzio interiore, di riscoperta di una fede che non si cristallizza, ma si incarna.

Il vero successo del Presepe Vivente di San Polo Matese non si misura soltanto nella partecipazione dei visitatori, ma nell’emozione che nasce dall’incontro con una storia antica e sempre nuova; chi attraversa le scene viene idealmente condotto nell’antica Palestina, ma allo stesso tempo è chiamato a guardare dentro la propria vita, lasciandosi toccare da un messaggio che continua a rinnovarsi: Dio è presente, cammina con il suo popolo, non smette di visitare l’umanità.

Il 26 e 27 dicembre il Presepe Vivente apre il suo sipario ed è ancora una volta l’occasione per contemplare quel Bambino così piccolo e fragile, eppure Figlio dell’Altissimo, centro di una storia che si ripete e di un messaggio che si rinnova.

Una rappresentazione che, da 43 anni, custodisce la tradizione e la consegna al futuro, affinché le nuove generazioni possano continuare a riconoscere, nella semplicità di una mangiatoia, il segno eterno dell’amore e della pace.

Valentina Capra