ACCORGERSI Rubrica a cura della Scuola di Cultura e Formazione Socio-Politica “G.Toniolo”

QUINDICI ANNI DI IMPEGNO E FORMAZIONE ALLA SCUOLA “GIUSEPPE TONIOLO”

Nel quindicesimo anniversario della sua fondazione, la Scuola di Cultura e Formazione Socio-Politica “Giuseppe Toniolo” ha inaugurato il nuovo anno formativo con una serata intensa e partecipata, segnata da riflessione, memoria e rilancio, nel segno dell’umanesimo cristiano e dell’impegno per il bene comune.

L’incontro si è aperto con un dialogo introduttivo che ha richiamato con forza l’urgenza, per la comunità cristiana e civile del territorio, di riscoprire le proprie radici. È emersa con chiarezza la responsabilità dei credenti di contribuire alla vita sociale non come semplice presenza esterna, ma come testimonianza viva, capace di rimettere al centro la persona e la sua dignità, in un tempo in cui, come più volte è stato sottolineato, rischiano di prevalere beni, potere o tecnologia, a discapito dell’uomo.

La Direttrice della Scuola, prof.ssa Ylenia Fiorenza, ha ricordato la vocazione educativa dell’esperienza Toniolo, richiamandone il senso profondo in termini di “coscientizzazione e impegno”, sottolineando come la Scuola operi da quindici anni per custodire «il perno di tutta la società umana, cioè la dignità della persona», traducendo nella vita concreta l’ispirazione evangelica e la Dottrina Sociale della Chiesa.

La serata, arricchita anche da un momento musicale e di preghiera, è stata moderata dal prof. Marco Di Salvo, che ha accompagnato con equilibrio e continuità i diversi passaggi dell’incontro, valorizzandone l’unità tematica e il profilo culturale ed ecclesiale.

Cuore dell’inaugurazione è stata la prolusione di Mons. Biagio Colaianni, che ha aperto ufficialmente l’anno formativo con una riflessione ampia e profondamente pastorale, ispirata all’immagine biblica del vasaio e dell’argilla (Ger 18,1-6), assunta come chiave interpretativa dell’intero percorso annuale.

Richiamando il significato dei quindici anni di cammino della Scuola, il Vescovo ha anzitutto ricordato che Giuseppe Toniolo è Beato della Chiesa, e che proprio questo dato incoraggia a comprendere come «si possa raggiungere la vetta della vita cristiana e la santità attraverso l’impegno nella vita sociale». Non due ambiti separati, ma un’unica vocazione vissuta nell’Incarnazione. Mons. Colaianni ha quindi chiarito il senso dell’immagine biblica scelta, sottolineando che: «Scendere nella bottega del vasaio significa mettersi davanti a Dio nella meditazione e nella preghiera, entrare nello spazio intimo in cui lasciarsi educare e plasmare secondo la sua volontà». Dio è il vasaio, l’uomo è l’argilla: fragile, segnata da crepe e limiti, ma mai scartata. Al contrario: «Se c’è qualche crepa in noi, peccato o fragilità, il Signore non ci getta via, ma ci rimodella con il suo amore».

In questo orizzonte, il Vescovo ha ribadito che la finalità della Scuola non è anzitutto quella di formare “esperti” o “tecnici” dell’azione sociale: «Diventare più competenti è una conseguenza naturale dell’incontro con Cristo, ma non è lo scopo. Se l’azione sociale resta fine a se stessa, è certamente buona e lodevole, ma non è ciò che fonda il nostro cammino».

Il tema dell’anno, “Custodi e promotori delle radici dell’umanesimo cristiano”, è stato così ricondotto alla responsabilità personale e comunitaria di testimoniare il Vangelo nella vita ordinaria, luogo concreto in cui si verifica l’autenticità della fede. Ampio spazio è stato dedicato al tema della povertà, letto non solo come condizione sociale, ma come luogo teologico privilegiato. Mons. Colaianni ha ricordato che: «Dio da sempre sceglie il povero, lo predilige, lo ama. Ha una sorta di ‘debolezza’ per il povero».

Una debolezza che è l’amore stesso di Dio, manifestato pienamente in Cristo: «Gesù Cristo, da ricco che era, si è fatto povero per noi. Abbiamo a che fare con un Messia povero, per i poveri e con i poveri».

Richiamando il mistero del Natale, il Vescovo ha invitato a non ridurlo a un’immagine sentimentale, ma a riconoscerne la sostanza evangelica: Dio entra nella storia attraverso la povertà, l’esclusione, la marginalità.

Da qui l’esigenza, ribadita con forza, di non separare l’essere cristiani dal modo in cui Cristo stesso ha vissuto e annunciato il Regno: «Se non passiamo da qui, si crea una frattura tra il nostro dirci cristiani e ciò che Dio in Cristo ci chiede di vivere».

Nel solco del Magistero sociale della Chiesa, da Leone XIII fino all’attuale Pontefice, Mons. Colaianni ha richiamato l’opzione preferenziale per i poveri come dimensione irrinunciabile della carità cristiana, citando san Giovanni Paolo II e ricordando che tale opzione non riguarda solo i credenti, ma interpella l’intera umanità.

La serata inaugurale si è così configurata non solo come avvio formale dell’anno accademico, ma come chiamata alla responsabilità personale e comunitaria, affidando alla Scuola il compito di accompagnare uomini e donne in un cammino di formazione che sia anche conversione, perché – come è stato più volte ribadito – solo lasciandosi plasmare dal Vasaio si può diventare testimoni credibili dell’umanesimo cristiano nella società di oggi.

Marco Di Salvo