
Domenica 26 ottobre 2025, la comunità parrocchiale di Roccamandolfi ha vissuto un momento di gioia e rinnovamento accogliendo don Fabrice Ouedraogo come nuovo amministratore parrocchiale.
La celebrazione dell’ingresso ufficiale – presieduta dall’Arciescovo di Campobasso-Bojano, S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni – si è svolta nella chiesa parrocchiale gremita di fedeli, alla presenza di alcuni sacerdoti, dei seminaristi del Seminario Redemptoris Mater di Sepino, delle autorità civili e di numerosi parrocchiani venuti a salutare e accompagnare il nuovo pastore nel suo primo giorno. Concelebranti col Vescovo erano don Giovanni Tramontano, parroco uscente di Roccamandolfi, don Nicola Dello Russo, Rettore del Seminario RM di Sepino, e don Michele B. Pellegrino. Servivano all’altare come diaconi Domenico Attanasio, diacono permanente, e Andrea Russo, diacono transeunte, assegnato ufficialmente dal Vescovo a don Fabrice come suo coadiutore e accolto anche lui, oggi, dalla comunità parrocchiale di Roccamandolfi.
Don Patindba Henri Fabrice Ouedraogo, 38 anni, originario della Costa d’Avorio, formatosi nei seminari del Cammino Neocatecumenale RM, ordinato sacerdote l’11 gennaio 2025, ha svolto il suo primo servizio pastorale in qualità di viceparroco nella Parrocchia di San Giovanni Bosco a Ferrazzano / Nuova Comunità.
Durante la Santa Messa, il Vescovo ha sottolineato il significato dell’ingresso del nuovo parroco come segno di continuità e di rinnovata fiducia nella guida della Chiesa: il parroco non è un funzionario, ma un padre, un fratello, un amico; colui che cammina con il popolo di Dio, ascolta, guida e celebra.
«Tu, don Fabrice, insieme ad Andrea – ha ammonito il Vescovo – sei chiamato a vivere con la tua gente, a pregare con loro e per loro.»
La Parola di oggi – ha detto – ci invita a riflettere sulla fede, una fede unita alla preghiera che sia perseverante, costante, forte.
Nel Vangelo incontriamo due uomini che pregano: un fariseo e un pubblicano. Il fariseo era un uomo pio, osservante, rispettato; il pubblicano, invece, era considerato peccatore, disonesto, disprezzato. Eppure, dice Gesù, solo uno dei due torna a casa giustificato.
Il fariseo non prega Dio: prega se stesso, usa Dio per autoesaltarsi. Dice: «Ti ringrazio, perché non sono come gli altri», e mentre lo dice, giudica, disprezza, condanna. Il pubblicano invece, consapevole della propria miseria, resta lontano, non osa alzare gli occhi al cielo e pronuncia solo poche parole: «Signore, abbi pietà di me, peccatore».
Questa è la preghiera che tocca il cielo. Il povero si umilia davanti a Dio, il ricco di sé umilia gli altri. E Dio, che rovescia i potenti dai troni, esalta gli umili. Ecco perché la Scrittura dice che la preghiera del povero attraversa le nubi e giunge al cuore di Dio. La vera preghiera non pretende: chiede e si affida; come un bambino che guarda la madre e dice «per favore»; come chi sa che l’amore non si compra, ma si accoglie.

«Questa Parola – ha continuato il Vescovo – la consegniamo oggi anche a don Fabrice, che inizia il suo cammino come parroco in questa comunità.
- Prega per la comunità. Non iniziare mai e non chiudere mai la giornata senza aver affidato al Signore il gregge che ti è stato consegnato. Impara a riconoscere i poveri: non solo quelli che vengono a chiedere aiuto, ma anche i poveri dello spirito, i soli, i feriti, gli invisibili.
- Diventa la preghiera dei poveri. Non solo “prega per loro”, ma sii tu stesso preghiera offerta a Dio per chi è nella povertà e nel bisogno. Questo ti farà sacerdote umile, capace di offrire tutto per il bene di coloro che ti sono affidati.
- Affidati con tutto te stesso a Dio, e fa’ che la tua vita diventi preghiera. Sia questo il tuo sacerdozio, la tua preghiera. E la gente lo capirà, perché lo Spirito Santo che opera in te opera anche in loro. E lo Spirito racconterà alla comunità il tuo pregare, il tuo donarti, il tuo stare con loro.»
Ed ecco l’augurio conclusivo del Vescovo: «Che tu, don Fabrice, sia sempre segno dell’amore di Dio in mezzo al popolo credente; che alla domanda: “don Fabrice, qual è il valore che ritieni più importante per un parroco?”, la tua risposta sia ogni giorno la tua vita».

A questo punto don Fabrice ha preso la parola, non senza commozione. Nel suo indirizzo di saluto al Vescovo, alle autorità civili e religiose, alla parrocchia di Roccamandolfi, il neo parroco ha espresso il proprio ringraziamento al Signore e parole di gratitudine al Vescovo e a tutta la comunità parrocchiale. La sua missione? Essere in mezzo alla gente, ascoltare le loro difficoltà e aiutarli nel loro cammino di fede.
«Un parroco – ha insistito – deve essere presente: questo è fondamentale; e amare tutti, perché tutti sono figli di Dio. Non si nasce prete, non si nasce parroco! Si impara a essere prete e si impara a essere parroco, con l’aiuto del Signore e dei fedeli nella comunità».
Al termine della Santa Messa, il Sindaco di Roccamandolfi – sig. Michele Del Riccio – ha rivolto un caloroso saluto sia a don Fabrice che ad Andrea. «Oggi – ha detto – ci ritroviamo uniti come nei giorni più belli. L’ingresso del nuovo parroco parla di comunità, di appartenenza e di speranza; questo paese, fatto di tradizioni antiche e di cose moderne, accoglie in don Fabrice un compagno di cammino, capace di condividere tutti i nostri sentimenti, la nostra vita, anche i nostri silenzi. Roccamandolfi è un paese che crede nella forza dell’unione: è una comunità».
Il Sindaco ha rivolto quindi un «grazie!» a don Giovanni Tramontano, che ha saputo svolgere il suo prezioso compito proprio nella comunità dove è nato (e non è sempre facile!). Un saluto affettuoso e un «benvenuto!» anche a don Andrea, che affiancherà don Fabrice. E a S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni un sincero ringraziamento per il dono del nuovo parroco, che da oggi è parte della nostra famiglia!
Poi – a nome di tutta la comunità – ha porto un piccolo pensiero a don Fabrice, al Vescovo, ad Andrea e a don Giovanni.
L’ingresso di don Fabrice è stato vissuto in un clima di emozione e gratitudine, segno di una comunità viva e accogliente.
Le parole di vicinanza e di augurio a lui rivolte testimoniano il desiderio di camminare insieme con fiducia e rinnovato entusiasmo evangelico. Che questo nuovo capitolo della vita parrocchiale possa essere ricco di incontri, di ascolto e di speranza.
don Michele Bartolomeo Pellegrino



