
Debito ed ingiustizie sociali
Si definisce debito estero “il totale dei debiti, sia pubblici che privati, contratti da un Paese con creditori residenti all’estero – governi stranieri, banche internazionali o investitori privati”.
Le cause della crescita del debito estero sono molteplici, sono sia di carattere storico che economico – eredità coloniali, crisi ambientali, corruzione politica, debito accumulato ed interessi, modifiche delle situazioni geopolitiche dei Paesi, scarsi investimenti in settori strategici (sanità, infrastrutture, istruzione) che determinano lo sviluppo di un Paese e via dicendo.
Quando le risorse necessarie allo sviluppo di un Paese non sono sufficienti si fa ricorso all’indebitamento attraverso prestiti o emissione di titoli di Stato. Vari possono essere i creditori di uno Stato (cittadini che conferiscono i propri risparmi), le banche, le imprese, ovvero soggetti stranieri, privati o pubblici (istituzioni finanziarie internazionali: BM – Banca Mondiale –, FMI – Fondo Monetario Internazionale). In questo caso si parla di debito estero.
Come Papa Francesco asseriva, “quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma un cambiamento d’epoca”, in quanto caratterizzato da migrazioni forzate, squilibri ambientali e da una povertà crescente che uccide. Sono sotto accusa gli attuali modelli di produzione e consumo, ormai insostenibili, che causano, tra l’altro, cambiamenti climatici con fenomeni estremi (alluvioni, riscaldamento globale, temperature elevatissime). Il debito ecologico ed il debito estero sono due facce di una stessa medaglia.
Peraltro, le guerre e la pandemia hanno accentuato le disuguaglianze sociali, con conseguente aumento degli squilibri.
È necessario ripensare la struttura del sistema economico e finanziario globale inadeguata che non tiene conto delle esigenze dei creditori e dei debitori, ovvero “come si disegnano i contratti di prestito internazionale e come si definisce la loro sostenibilità”, non dimenticando i diritti umani fondamentali che devono essere garantiti ad ogni persona, alla luce del principio di corresponsabilità.
Condonare per liberare
Papa Francesco, nel ricordare che nell’anno giubilare era tradizione del popolo ebraico condonare i debiti, nel suo messaggio di indizione dell’anno giubilare 2025, ha fatto appello alle forze politiche mondiali affinché si “sciolgano i nodi dei cappi che strangolano il presente, senza dimenticare che siamo solo custodi e amministratori, e non padroni”, intraprendendo iniziative, al pari del Giubileo del 2000, di cancellazione del debito estero.
Nel 2000 la detenzione del debito estero era quasi totalmente nelle mani degli Stati; oggi il 65% del debito appartiene a creditori privati che, imponendo pagamenti insostenibili, ostacolano gli sforzi volti a ridurre le disuguaglianze.
Alla luce delle iniziative giubilari della Diocesi, la Pastorale della Cultura, l’Ufficio Missionario e l’Area Mondialità della Caritas diocesana hanno organizzato un incontro, rivolto agli studenti degli Istituti superiori ad indirizzo giuridico-economico, per riflettere insieme sulle cause e sulle conseguenze che situazioni di estrema povertà determinano sul mondo, al fine di comprendere la realtà che ci circonda, ci interroga e ci obbliga ad agire singolarmente e come istituzioni, attraverso un cambio di paradigma e di esercizio di nuovi stili di vita. Il meccanismo dell’indebitamento dei Paesi del Sud del mondo il tema dell’incontro.
Significativo il leitmotiv “come noi li rimettiamo ai nostri debitori”. Non solo parole, ma concetti che richiamano al senso di responsabilità, di agire per trasformare, in questo caso, il debito in speranza, in linea con le indicazioni giubilari.
Il dottor Massimo Pallottino, coordinatore dell’Unità Studi e Advocacy di Caritas italiana, ha guidato gli studenti, oltre 150, attenti ed interessati, attraverso una lettura critica, illustrando in maniera chiara e multidisciplinare le implicazioni economiche, sociali, morali collegate al debito estero. Quando il debito è troppo e quando bisogna onorarlo, è sempre negativa la contrazione di un debito? Questi i quesiti sottoposti ai ragazzi.
Il confronto ha consentito la comprensione delle diverse implicazioni che l’aumento del debito estero ha per la giustizia sociale, la negazione dei diritti per milioni di persone, nella consapevolezza che i comportamenti, individuali e collettivi non sono neutrali rispetto alle scelte che facciamo. Il debito è troppo quando schiaccia il debitore sotto un peso insostenibile e ferisce la dignità delle persone. Il debito estero, dunque, ci riguarda.

Tra crisi globali e responsabilità condivise
Riportiamo, di seguito, per estratto, le riflessioni di alcuni studenti del Liceo Galanti
che hanno partecipato all’incontro sulla remissione del debito
Francesca Vitone
“…Oltre a parlare di debito finanziario e morale, il dottore Pallottino ha voluto concentrarsi soprattutto sul debito ecologico.
Ma che cos’è il debito ecologico?
Oggi si parla di debito ecologico per far fronte ai danni ambientali delle attività umane che le generazioni passate e attuali, lasceranno a quelle future. Forse per noi giovani il debito ecologico è qualcosa di molto lontano, ma non è così: lo incontriamo nel cibo, nella moda, nei trasporti e nella tecnologia.
…Quando si parla di debito, non sempre si fa riferimento a quello monetario…Non a caso è stata scelta la parola “remissione” del debito… La remissione del debito estero riguarda, senza ombra di dubbio, il debito finanziario. L’interrogativo che il dott. Pallottino ha posto a noi, è stato: “tutti i debiti devono essere pagati?”. Per “vedere” più da vicino questi concetti, il dottore ci ha presentato il caso dello Zambia, un Paese del sud Africa. Esistono delle ipotetiche soluzioni?
Le soluzioni sono molteplici, dall’individuale, al collettivo, dal nazionale, all’internazionale: formarci sull’educazione finanziaria, promuovere le azioni proposte a livello nazionale, svolgere azioni eco-sociali, azioni di advocacy a livello globale… La remissione del debito estero rappresenta una delle forme più concrete di solidarietà internazionale, perché permette ai Paesi fortemente indebitati di liberare risorse che potrebbero essere investite in istruzione, sanità, infrastrutture e sviluppo economico…
La remissione del debito può avere un valore simbolico molto potente: dimostra che la comunità internazionale può agire per ridurre le disuguaglianze globali e promuovere uno sviluppo più equo.
È una lezione di responsabilità condivisa: i debiti non sono soltanto numeri nei bilanci, ma riflettono vite, opportunità e la possibilità reale di migliorare condizioni di vita…”
Simone Aterano
“Il debito è un peso invisibile, di cui però sentiamo gli effetti..”
Sono presenti varie forme di debito…Il caso più grave che si può verificare è quando il creditore lede la dignità del debitore….
Il debito ecologico indica invece lo squilibrio fra i paesi del Nord e quelli del sud del pianeta…
Il debito ecologico è responsabile anche del cambiamento climatico che interessa tutto il pianeta sia il Nord che il Sud…Inoltre, il debito ecologico limita anche lo sviluppo: circa il 60% dei paesi a basso reddito devono rinunciare a spese essenziali come la sanità e l’istruzione proprio per pagare i debiti…
È molto importante creare una riforma finanziaria globale che proceda ad esempio all’eliminazione di crediti di debiti ingiusti, che promuova giustizia economica e ambientale e che fornisca una transizione verso modelli più sostenibili…Non solo gli Stati, ma anche i cittadini possono agire attivamente per contribuire a queste trasformazioni attraverso azioni di advocacy…Pallottino non ha reso il discorso noioso o troppo pessimista; anzi, mi è piaciuto molto il finale. Invece di lasciarci con un senso di impotenza di fronte a problemi mondiali, ci ha coinvolto direttamente spiegando che anche noi cittadini, con l’advocacy e la richiesta di trasparenza, possiamo fare la nostra parte…”
Giada Tiberio
“Fin dall’inizio Pallottino ha chiarito che parlare di debito non significa occuparsi solo di cifre o grafici: significa parlare delle condizioni che permettono a una società di crescere oppure la tengono inchiodata.
Il debito, infatti, non è sempre negativo: esiste un “debito buono”, quello che serve a costruire, sviluppare, investire; ed esiste un “debito cattivo”, quello che soffoca, che si accumula senza creare valore e che finisce per diventare un ostacolo allo sviluppo. È emersa con forza l’idea che molti Paesi non si trovano in difficoltà perché hanno “sbagliato”, ma perché sono stati travolti da crisi non dipendenti da loro: emergenze climatiche, pandemie, fragilità sociali.
In questi casi il debito diventa una conseguenza quasi inevitabile, e il problema non è tanto aver contratto debiti, quanto non avere gli strumenti per gestirli in modo equo. Pallottino ha insistito su un punto: quando il debito impedisce a un Paese di garantire diritti fondamentali — istruzione, salute, protezione ambientale — allora quel debito non è più solo un fatto economico, ma un problema etico e politico… Questa riflessione è stata accompagnata da un modo di comunicare davvero efficace: domande, sondaggi tramite telefono, giochi rapidi per stimolare la partecipazione. Pallottino non si è limitato a “esporre”, ma ha costruito un dialogo continuo, cercando le percezioni dei ragazzi, coinvolgendoli, facendo emergere non solo ciò che sapevano, ma come si sentivano di fronte a queste tematiche. L’interattività ha spezzato la monotonia tipica dei convegni e ha reso ogni concetto più concreto, più vicino….”
a cura di Silvana Maglione



