
Con grande gioia e alla presenza di Sua Eccellenza Mons. Biagio Colaianni, la Comunità parrocchiale di Santa Maria Assunta in Riccia ha accolto il nuovo Parroco, Padre Soy (indiano con cittadinanza italiana), e i due collaboratori: Padre Jerwin, dalle Filippine, e Padre Benedict, dalla Nigeria, tutti Oblati di San Giuseppe.
La solenne celebrazione si è svolta presso la Chiesa parrocchiale il giorno 27 ottobre 2025, alle ore 18:30, gremita di fedeli.
Padre Soy, già dal 1997 al 1999, era stato viceparroco proprio in Santa Maria Assunta, lasciando un ricordo bellissimo nei cuori di tantissimi fedeli, i quali hanno rivisto, a ventisette anni di distanza, lo stesso sorriso e lo stesso entusiasmo. Sempre attento alle nuove generazioni, sa coniugare la tradizione della Chiesa con una trasmissione innovativa e all’avanguardia del messaggio di Cristo. Torna a Riccia con il doppio incarico di Parroco e di Rettore del Santuario Diocesano dedicato alla Patrona della Città di Riccia, la B.V. del Carmine (insieme a Sant’Agostino).
Anche i due giovani collaboratori, fin dall’arrivo a Riccia nei primi giorni di ottobre, hanno saputo portare una novità entusiasmante, pienamente coinvolti nel nuovo progetto e pronti a sostenere il Parroco soprattutto per quanto concerne la cura dei giovani e dei ragazzi.

Con questo spirito esultante è stato accolto l’Arcivescovo per vivere un momento fondamentale nella vita spirituale dei riccesi. Il coro, i collaboratori parrocchiali e tutto il popolo si sono ritrovati per vivere, con animo grato, la Solenne Eucaristia.
All’inizio della celebrazione proprio il nuovo Parroco ha sottolineato l’emozione e la responsabilità che si appresta a vivere in questi anni, chiedendo piena collaborazione e sinodalità; una Chiesa che sappia essere, sulla spinta del Concilio Vaticano II, aperta all’impegno e alla collaborazione di tutti.
Intervenendo nei momenti iniziali della celebrazione, un rappresentante della Comunità, nel descrivere il gaudio di tutti, ha rimarcato la necessità per la Parrocchia di tornare ad essere il centro del Paese, il cuore pulsante, con la speranza che le rughe possano diventare perle e che le perle che ci sono possano mantenere la loro brillantezza. È stato evidenziato che tutti hanno la responsabilità di non lasciare mai soli i sacerdoti e di sostenerli in ogni circostanza.
Padre Soy ha poi rispettato i riti di immissione, incensando la statua del Patrono Sant’Agostino e l’altare, e ha poi asperso, con l’acqua benedetta, il popolo.
Nella meravigliosa omelia, Sua Eccellenza ha portato all’attenzione di tutti numerosi spunti. Innanzitutto, sulla base del Vangelo del giorno, che vedeva come protagonista la vedova che con insistenza chiede giustizia al giudice, ha posto in luce la necessità di «pregare con umiltà», che significa «chiedere confidando nella libertà e nella volontà di Dio», e di come «non sempre Egli risponde secondo i nostri criteri, ma trasforma ogni preghiera sincera in grazia».
Rivolgendosi al nuovo Parroco, ha evidenziato come «il sacerdote, come Gesù che insegnò ai discepoli il Padre Nostro, deve insegnare a pregare. La sua prima missione è essere uomo di preghiera, riferimento per la comunità che gli è affidata. Le attività pastorali sono importanti, ma devono nascere dalla preghiera. Il vero pastore si mette in ginocchio, intercede per il popolo, lo porta davanti a Dio e ne chiede la protezione».
Anche nei confronti del popolo ha chiesto vicinanza al nuovo Parroco, senza essere invadenti o prevaricatori, ma guidati da uno spirito di gratuito e sincero servizio per rendere proficua l’opera di Cristo. Hanno, infine, colpito molto queste parole dell’Arcivescovo: «il sacerdote deve custodire la comunità come una famiglia, e la comunità deve pregare per i propri sacerdoti, sostenerli e santificarli con la preghiera. Nella fede siamo tutti corresponsabili: preti e fedeli, uniti a Cristo che è il capo del corpo di cui tutti siamo membra». È senza dubbio questo che deve animare tutti ed è lo stile per camminare veramente sulla strada del Vangelo che si professa.
Al termine della celebrazione è intervenuto Padre Francesco Russo, Superiore Provinciale degli Oblati di San Giuseppe, il quale ha rimarcato le qualità spirituali e umane di Padre Soy, Padre Jerwin e Padre Benedict e la piena disponibilità al servizio nella nuova comunità. Ha ricordato a tutti, poi, che nel 2030 i Padri Oblati giuseppini-marelliani festeggeranno 100 anni di presenza a Riccia: originariamente presenti presso il Santuario della B.V. del Carmine e successivamente, dal 1983, anche presso la Parrocchia di Santa Maria Assunta.
Il popolo, con un grande applauso, ha aggiunto il proprio entusiasmo nell’attesa di festeggiare con trepidazione questo straordinario anniversario.
L’intervento del Sindaco Pietro Testa, a nome di tutta la cittadinanza, ha voluto porre in luce l’importanza della collaborazione tra le due Parrocchie oggi presenti a Riccia e della necessità di camminare insieme per il bene di tutto il Paese.

Al termine della Solenne Messa, presso la sala consiliare del Comune, un momento di àgape fraterna.
Ora, al termine della festa dell’immissione canonica di Padre Soy, Padre Jerwin e Padre Benedict, si inizia il vero cammino, quello in cui tutti, sacerdoti e laici, devono sentire la responsabilità della comunità per farla crescere nel bene, nell’amore, nella perseveranza.
Antonio Panichella



