
Lungo le corse quotidiane, a tutti è necessaria una sosta, un viaggio interiore per ritrovare la rotta. Una direzione che ci riporta presso le “acque tranquille”, come ci ricorda il salmo 23; ad una conversione che rigenera relazioni spezzate, che guarisce dalle ingiustizie, che ricompone ogni lacerazione e riconduce l’Umanità alla forza dello Shalom. Merita perciò molta attenzione e ammirazione la prima esortazione apostolica del Santo Padre Leone XIV sull’Amore verso i poveri, in particolare per il significato del titolo che essa porta, tratto da un versetto del Libro dell’Apocalisse, scritto da Giovanni intorno al 95 d.C., sotto la persecuzione sotto Domiziano. Il versetto cui fa riferimento Papa Leone si trova, infatti, nella lettera rivolta alla chiesa di Filadelfia. In questo brano notiamo come l’evangelista Giovanni sostiene e rincuora la comunità oppressa di Filadelfia, che era una città piccola e spesso ferita da terremoti, fondata intorno al 140 a.C. Il suo nome significa “amore fraterno”, proprio a rivelare che la caratteristica principale della stessa comunità era la missionarietà. L’immagine di questa comunità, conosciuta come “porta aperta”, rivela la sua fedeltà alla Parola del Veritiero, che è un titolo messianico di Gesù. Già questi dettagli iniziali ci fanno intravedere i richiami contenuti nell’esortazione.
La fede è autentica se si fa amore per i poveri. L’Esortazione, firmata da Papa Leone XIV il 4 ottobre 2025 e pubblicata il 9 ottobre 2025, è il suo primo documento magisteriale e porta a compimento, come Leone XIV ha precisato all’inizio del testo, un progetto iniziato da Papa Francesco, in continuità con l’Enciclica Dilexit nos (2024). Anche questo è un dettaglio che porta il sigillo della comunione, della continuità fraterna, sotto la guida dello Spirito Santo. La Dilexi te è composta da un’introduzione, si sofferma sulle radici bibliche, fa esplicito riferimento alla tradizione patristica, e si rivolge alla società contemporanea con appelli che riportano al tema centrale: l’amore inseparabile tra fede e servizio amorevole ai poveri. denunciando le iniquità, i peccati che colpiscono gli innocenti, generando nuove e drammatiche povertà. I capitoli parlano di come l’amore per Dio è sempre amore per i fratelli, specie per chi soffre o è vittima dei soprusi del potere. L’esortazione non denuncia soltanto le disuguaglianze globali, ma esorta ad un impegno urgente e mondiale per affrontare le cause profonde delle innumerevoli e sempre più spietate oppressioni che non tengono conto della dignità, della libertà, del dono supremo della vita delle persone. Leone XIV ci presenta i poveri come il «sacramento» di Cristo, attraverso cui Dio si rivela: “La realtà è che i poveri per i cristiani non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo” (n.110). I poveri sono insieme destinatari di carità e maestri di fede che insegnano alla Chiesa a incontrare Gesù, a riconoscerlo in chi è nel bisogno.
Ecco alcuni passaggi che possono diventare veri argomenti di approfondimento o di dibattito nella nostra realtà diocesana:
- I poveri non ci sono per caso o per un cieco e amaro destino. Tanto meno la povertà, per la maggior parte di costoro, è una scelta (n.14).
- Bisogna sempre nuovamente leggere il Vangelo, per non rischiare di sostituirlo con la mentalità mondana (n.15).
- L’amore per il prossimo rappresenta la prova tangibile dell’autenticità dell’amore per Dio (n.26).
- Dio non ha bisogno di vasi d’oro, ma di anime d’oro (n. 41).
- Quando la Chiesa si inchina per spezzare le nuove catene che legano i poveri, diventa un segno pasquale (n.61).
- L’esempio della povertà di vita accompagna la Parola predicata (n.66)
- L’educazione cristiana non forma solo professionisti, ma persone aperte al bene, al bello e alla verità (n.72).
- Nella misura in cui Dio riuscirà a regnare tra di noi, la vita sociale sarà uno spazio di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per tutti (n.97).
- Non di rado il benessere rende ciechi, al punto che pensiamo che la nostra felicità possa realizzarsi soltanto se riusciamo a fare a meno degli altri (n.108).
- L’amore è soprattutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla (n. 120).
Per addentrarci nella Dilexit te partiamo allora dall’intendere la famosa beatitudine recitata dal Cardinale Martini: “Beata la Chiesa perché è povera, beata la Chiesa per la sua povertà, perché è tutta dono di Dio e di Cristo, beata la Chiesa perché tutto ciò che ha è Cristo continuamente e misteriosamente operante in essa!”.
Ylenia Fiorenza



