
Una pagina da libro Cuore quella che mi appresto a scrivere! È la storia di Caterina, giovane donna campobassana che rinuncia a vivere la sua vita per dedicarsi ai due nipoti, figli della cognata scomparsa prematuramente all’età di quarantatré anni. Caterina ha un carattere dolce, è precisa e meticolosa nel suo lavoro di impiegata statale. Ogni mattina si reca all’ufficio sempre ben curata nel suo aspetto fisico: capelli in ordine, trucco, un elegante tailleur, scarpe con tacco 12. Le ore trascorse alla scrivania passano piacevolmente, i suoi colleghi di stanza sono gentili e disponibili, come lei. Gli utenti sono ben lieti di scambiare quattro chiacchiere con Caterina, che li accoglie sempre col sorriso sulle labbra e cerca di risolvere i problemi che immancabilmente si presentano, anche quando appaiono insormontabili. Alcuni la omaggiano con souvenir quando ritornano da un viaggio di lavoro.
A fine mattinata, Caterina rientra a casa, dove trova mamma Eugenia che ha preparato il pranzo. Dopo aver riordinato la cucina e trascorso un breve periodo di riposo sulla poltrona, esce per compere e commissioni. Fisso l’appuntamento settimanale del giovedì, quando accoglie amiche per degustare un thè con biscottini al burro e poi giocare a canasta. Anche nel periodo del pensionamento, la donna occupa il tempo libero prendendosi cura delle tante piante che prosperano rigogliose in casa e sul balcone. Ama anche preparare torte e dolcetti, per la gioia di Camilla e Filippo. Un’altra sua grande passione è la lettura del quotidiano e di libri, in particolare gialli e romanzi.
La vita di Caterina viene completamente stravolta dalla improvvisa malattia della cognata Anna, notizia che getta nello sconforto tutta la famiglia. Anna ha trentanove anni quando scopre di avere un cancro e comprende subito che non le resta molto da vivere. è moglie di Sandro, amato fratello di Caterina, impegnato nel campo dell’edilizia, e mamma di Camilla e Filippo, rispettivamente di otto e cinque anni. Una famiglia molisana come tante, che vive in una accogliente casa in un piccolo borgo. Anna si occupa della casa, della famiglia, dei due vivaci fanciulli, molto legati a lei. Sorge il dilemma di come informare i ragazzini dei suoi problemi di salute. In questa difficile missione, le vengono in aiuto la madre, il marito e la cognata Caterina. I due bimbetti accolgono la notizia in maniera diversa: Camilla, dal temperamento più forte, reagisce con molta maturità e cerca di dare anche lei conforto alla madre. Filippo ha un carattere più debole e la prende malissimo, si attacca morbosamente alla mamma, piangendo, e non accetta il triste destino che le è riservato.
Nei quattro anni di malattia, Anna è costretta a trasferirsi in un altro centro dove c’è l’ospedale che possa garantirle le cure necessarie. Le condizioni di salute di Anna si aggravano. In quel momento, Caterina prende la decisione di portare Camilla a vivere con lei in città, insieme alla nonna paterna. Non porta anche Filippo, perché lui è troppo legato alla mamma e aveva appena iniziato a frequentare la scuola elementare.
L’otto di marzo è il giorno che tutti temevano: Anna lascia definitivamente la vita terrena all’ospedale dove era stata presa in cura. Il giorno successivo, il funerale nella chiesa del paese, alla presenza di un numero infinito di persone, venute anche da fuori per rendere omaggio all’amica dolce che ha lasciato questa terra troppo presto.
Si apre così un’altra pagina di vita per i due ragazzini. Era materialmente impossibile, infatti, che Sandro potesse occuparsi del figlio maschio, perché era sempre fuori regione. Dopo qualche anno, anche Filippo si trasferisce a casa di Caterina, sta insieme alla sorella, alla zia e alla nonna. Gli anni passano, la vita scorre con alti e bassi. I ragazzi crescono e, con loro, le aspettative e i problemi. Ma Caterina affronta ogni ostacolo con lucidità e fermezza, sempre con lo spirito del buon padre di famiglia.
Caterina viveva anche un amore, aveva un compagno che era conosciuto dai nipoti, frequentava regolarmente la casa. Un giorno quest’ultimo la mette di fronte alla scelta: o sposare lui e andare a vivere in un’altra abitazione o porre fine alla storia d’amore. Caterina non esita un secondo e sceglie di rimanere con i nipoti, evidentemente non se la sente di abbandonarli. Perderebbero un riferimento troppo importante e sarebbe un altro shock dopo la scomparsa della madre.
Si presenta anche un’altra occasione per Caterina: un suo zio molto benestante, che vive in Argentina, le propone di trasferirsi lì. Avrebbe ereditato tutta la sua proprietà. Ma la donna non vuole lasciare il suo lavoro, le amicizie e soprattutto sradicare i due nipoti dalla vita che hanno intrapreso in Italia e dunque rinuncia al trasferimento. L’eredità del congiunto ha poi permesso ai due ragazzi di terminare gli studi, pagare libri e tasse universitarie, senza gravare sullo stipendio di Caterina.
L’ultima parte della sua vita vede una Caterina completamente diversa: si ammala di Alzheimer ed è sottoposta a diversi ricoveri. In ospedale viene accudita con professionalità e dedizione, non altrettanto presso la casa di riposo dove Caterina è stata per circa un mese. I nipoti decidono di riportarla nella sua abitazione dove, coadiuvati da un’infermiera, loro stessi se ne prendono cura, restituendole in questo modo un poco dell’amore che hanno ricevuto.
Quella che ho narrato è una vicenda vera, le persone sono reali e le conosco personalmente. Soltanto i nomi sono di fantasia, per riguardo nei loro confronti. Sarebbe bello che questo racconto fosse preso a esempio in un periodo come quello odierno, nel quale si leggono sempre più spesso fatti di cronaca efferati e dove la capacità di anteporre il bene altrui al proprio è solo utopia. Il mondo avrebbe bisogno di tante storie così.
A Caterina dedico questo scritto, ricordando con nostalgia le nostre conversazioni telefoniche che, immancabilmente, si chiudevano con la raccomandazione di dare un grosso bacio a quel bambolotto di tuo figlio.
Mariarosaria Di Renzo



