UNA NUOVA MISSIONE TUTTA DA VIVERE

DON ALDO È IL NUOVO PARROCO DI CAMPODIPIETRA

La comunità saluta Don Saverio e abbraccia Don Aldo, tra emozione, ricordi e nuovi inizi

Domenica 12 ottobre la comunità di Campodipietra si è radunata nella Chiesa di San Martino Vescovo per accogliere il suo nuovo parroco, Don Aldo Vendemiati, in un momento che l’Arcivescovo Biagio Colaianni ha definito di «particolare gioia e solennità». La solenne celebrazione è iniziata con canti di gioia che hanno accompagnato l’ingresso dell’Arcivescovo e del nuovo parroco. Dopo le preghiere iniziali, Monsignor Colaianni ha letto la nomina ufficiale, ricordando con gratitudine il prezioso lavoro svolto da Don Saverio.

Don Aldo ha ricevuto le chiavi della parrocchia, che simboleggiano l’inizio di questa nuova missione.

Come si sente?

Sono emozionato. Questo incarico è molto importante perché il parroco è la testimonianza di Gesù Cristo in mezzo alle case. Il primo pensiero di gratitudine va al Signore per avermi portato in questa comunità e all’Arcivescovo che ha interpretato così la volontà di Dio.

Durante il tempo di Pasqua era già stato in questa parrocchia in sostituzione del parroco Don Saverio, malato. Come ha vissuto quel momento?

È stato per me un momento importante. Innanzitutto mi sento di fare un ringraziamento spontaneo e vero a Don Saverio, che è stato per me un punto di riferimento da quando ero ragazzino. Lo ricordo come un sacerdote dinamico e giovane, con il quale ho fatto un lungo cammino di fede e di vita. Ci siamo sentiti telefonicamente quando l’ho sostituito per la Settimana Santa, poiché io ero ancora a Roma e lui, nonostante avesse fatto la chemio proprio quel giorno, con un filo di voce mi ha esortato e rassicurato a vivere con gioia questa missione. Mi ha raccontato della sua parrocchia ben organizzata, dove anche il Venerdì Santo era già pronto, sottolineandomi che a Campodipietra alle processioni si prega. Ho trovato una comunità che, con disponibilità e rispetto, mi ha reso subito partecipe. Una delle processioni più belle alle quali ho partecipato, molto edificante per me. In quei giorni sacri, il pensiero che Campodipietra avrebbe potuto essere la mia destinazione mi è passato per la testa e quando l’Arcivescovo, nel suo discernimento, ha inteso che questa fosse la volontà di Dio, l’ho accolta subito con gioia.

Torniamo ad oggi, quindi. Quali sono le emozioni predominanti?

Sicuramente la gioia, ma anche tanta trepidazione, perché è vero che sono un sacerdote anziano, ordinato nell’88, e che sono stato viceparroco e parroco, ma nel secolo scorso, alla fine degli anni Novanta, quindi devo reinventarmi in questa nuova veste. La trepidazione è tanta, ma in soccorso mi è venuto Sant’Agostino con una sua citazione: «Con voi sono cristiano, per voi sono pastore». Se il secondo termine è causa di ansia e trepidazione, il primo è però causa di serenità e pace, che mi spinge a riflettere sul fatto che possiamo vivere insieme la dimensione di essere tutti cristiani e, sostenendoci a vicenda in Cristo, realizziamo quello che Gesù vuole dal ministero pastorale. Ricordo che quando Gesù affidò il suo gregge a Pietro gli chiese una cosa sola: «Mi ami, Pietro? Mi ami?» e per tre volte gli affidò il compito: «Pasci le mie pecorelle», ed è quello che io umilmente cercherò di fare nel mio servizio pastorale.

In un momento delicato per la comunità di Campodipietra, l’Arcivescovo Biagio Colaianni racconta il significato profondo della scelta del nuovo parroco. Tra ricordi personali, ascolto dello Spirito Santo e attenzione al legame tra pastore e fedeli, emerge una visione intensa e spirituale del ministero.

Eccellenza, oggi la comunità di Campodipietra riceve il suo nuovo pastore. Come si arriva a questa decisione?

Non è affatto una decisione semplice, perché bisogna tener conto di molteplici necessità, della storia e delle esigenze della comunità, ma anche delle caratteristiche dei sacerdoti disponibili, che possono corrispondere a tali necessità in base alla loro esperienza e al loro cammino spirituale. La scelta è sempre frutto di un discernimento profondo, in ascolto dello Spirito Santo.

Nel caso di Campodipietra, la scelta di Don Aldo arriva dopo sei mesi dalla scomparsa di Don Saverio. Come è avvenuta questa decisione?

Questa successione è stata molto emozionante. Desidero condividere un ricordo toccante, in quanto ammetto di aver parlato con Don Saverio prima della sua scomparsa. Lui era a casa e stava affrontando le chemioterapie, ma purtroppo le sue condizioni non erano buone. Il nostro contatto era frequente e, al momento della sostituzione della Settimana Santa, ho pensato fosse il caso di confrontarmi con lui per il futuro. Il caro parroco si è mostrato «illuminato nel volto» e felice per la possibilità di avere Don Aldo come suo successore.

Don Aldo si è definito trepidante nell’iniziare questa nuova fase del suo ministero pastorale. Cosa ne pensa?

Condivido le emozioni di Don Aldo, che esprimono un suo stato interiore, ma allo stesso tempo credo siano molto importanti anche per la comunità. Infatti, desidero che le comunità di fedeli capiscano che il parroco gli è affidato, e pertanto bisogna averne cura. Bisogna infatti dare valore e proteggere la natura profonda del rapporto tra pastore e comunità: non è un legame unilaterale, ma una reciprocità d’amore e di responsabilità. Il parroco ha bisogno della sua gente tanto quanto la gente ha bisogno del suo parroco.

Oltre al nuovo parroco, ha affidato alla comunità di Campodipietra anche Don Emmanuel Kange, diacono da poco più di un mese. Come mai questa scelta?

La presenza di Don Emmanuel rappresenta un dono prezioso per la parrocchia: mentre Don Aldo porta con sé l’esperienza e la saggezza maturate in decenni di ministero, il giovane diacono incarna la freschezza e l’entusiasmo di chi si prepara a ricevere il sacramento dell’Ordine. Il cammino di Don Emmanuel verso il sacerdozio si intreccia con quello della comunità di Campodipietra, che lo vedrà crescere nel servizio diaconale e lo sosterrà con la preghiera fino al giorno della sua ordinazione presbiterale.

 Uno dei momenti più intensi della celebrazione è stato il rinnovo solenne delle promesse sacerdotali. Don Aldo, davanti all’Arcivescovo e alla comunità riunita, ha rinnovato il suo impegno di obbedienza e di dedizione alla preghiera. «Prometto a te e ai tuoi successori riverenza e obbedienza», ha detto con voce ferma, mentre l’intera assemblea pregava in silenzio. Quindi l’Arcivescovo e la comunità hanno invocato insieme lo Spirito Santo su Don Aldo, affinché lo sostenga nel suo ministero. Don Aldo ha poi preso possesso della sede, scatenando un applauso spontaneo nella comunità.

Mentre i fedeli uscivano dalla chiesa per recarsi alla festa organizzata in onore di Don Aldo, ancora risuonavano nella mente le parole di Don Aldo su Pietro e sull’amore per Cristo. Perché in fondo questa è la vera domanda che ogni cristiano – parroco o semplice fedele – deve porsi ogni giorno: «Mi ami?». E da quella risposta, vissuta nei fatti più che nelle parole, dipende l’autenticità della nostra testimonianza e la fecondità del nostro cammino di fede.

Luisa Cappelletti