
PASSAGGI. Con questo semplice termine potremmo definire e racchiudere i vari momenti che hanno segnato il nostro cammino della Settimana Santa e del Triduo Pasquale e che abbiamo vissuto come comunità diocesana.
D’altra parte, tutti noi sappiamo come il termine “Pasqua” significhi “passaggio”.
Operare dei “passaggi” dovrebbe essere il nostro impegno e il nostro obiettivo nella vita quotidiana, se vogliamo dirci testimoni e discepoli della Risurrezione.
Non solo a livello personale, ma anche rispetto al vissuto familiare e a quello delle nostre comunità cristiane, diocesana compresa.
In questo credo siamo aiutati e orientati in modo favorevole dai “passaggi” delle riflessioni che il nostro padre e arcivescovo Biagio ci ha elargito durante le celebrazioni più significative di questi giorni.
Il primo passaggio può essere enucleato con il verbo “entrare” donatoci nella Domenica delle Palme. Entrare certamente con Gesù a Gerusalemme, ma soprattutto entrare nella logica della sua Passione, che è una logica di fedeltà: fedeltà al Padre, fedeltà al servizio, fedeltà al Bene, fedeltà alla condivisione. Nonostante le difficoltà, nonostante i bastoni tra le ruote, nonostante ci sia sempre qualcuno che ti remi contro, nonostante la solitudine a cui possiamo andare incontro.
Essere fedeli alla relazione e nella relazione con noi stessi, con il nostro prossimo e con Dio non è cosa facile, ma è uno degli obiettivi che non dovremmo mai perdere di vista. Coltivare questa costanza e continuità, rinnovarle anche grazie all’aiuto e al sostegno di qualche “angelo” consolatore, magari essendo a nostra volta quest’angelo, ci permette di essere presenze e segni di speranza e risurrezione per noi stessi e gli altri.
Il secondo passaggio è dato dal verbo “conformarsi”, comunicatoci nella riflessione offerta durante la Messa Crismale del Giovedì Santo.
Ad essere interlocutori e destinatari immediati e diretti di questo termine sono soprattutto i presbiteri (chiamati in questa Eucaristia a rinnovare le proprie promesse sacerdotali), ma questo appello può essere calato e incarnato da tutti gli altri membri del popolo di Dio.
“Conformarsi” significa prendere la “forma”, assumere le stesse disposizioni di… chiaramente di Cristo. E non certamente adeguarsi e adattarsi ad ottiche, schemi, aspettative e prospettive di piccolo cabotaggio, non libere, subdole… che alla fine si rivelano illusorie e vane.
“Conformarsi” nell’intimo e dalla profondità di se stessi, lasciandoci guidare dalla forza dello Spirito, per fare della propria vita e del proprio ministero (della propria vocazione, qualunque sia) un’offerta di se stessi per il bene degli altri.
È il modo migliore per portare la speranza che non delude, è il modo migliore di essere testimoni della salvezza che il Signore ci offre.
Concretamente significa essere generosi, dedicati, pronti a dare tutti se stessi per il bene dei fratelli. E di fronte a questa dedizione e direzione di rinnovato impegno non si può che esprimere “gratitudine” per un servizio reso nella quotidianità e che non sempre viene riconosciuto e apprezzato come meriterebbe.
Il terzo passaggio è individuabile nel verbo “camminare”, rintracciabile e riscontrabile nella narrazione della Storia della Salvezza ritmata e scandita dalle diverse letture che accompagnano la Veglia Pasquale. Anche in quest’occasione il nostro Arcivescovo ci ha spronati a “camminare” nella luce, a rinnovare i nostri rapporti rendendoli più luminosi, a compiere scelte concrete di pacificazione in ogni contesto di vita, a creare opportunità di risurrezione. Non dimenticando che ognuno di noi è una “risorsa” per le proprie comunità, nella misura in cui compie i passi che a lui compete e mostra apertura e impegno fattivo a cambiare le cose.
ENTRARE , CONFORMARSI, CAMMINARE
Tre passaggi che siamo chiamati ad operare nella vita di ogni giorno. Tre passi che siamo chiamati a vivere nel cammino di fede personale e comunitario.
Tre verbi che riportano ad un dato essenziale: la vita e la fede sono dei cammini, degli spazi da abitare ed attraversare… dove – come chiudeva il nostro Arcivescovo Biagio nella notte santa – “siamo chiamati alla fede e allo stupore, ad annunciare la buona notizia che Cristo non è morto, ma è vivo. E a scoprirlo e ritrovarlo non lontano da noi, ma dentro di noi e nella storia fatta di situazioni e persone con cui abitiamo ogni giorno.”
Passi e verbi da “agire” sul terreno della nostra quotidianità.
Non in modo eclatante, rumoroso, ostentato. Ma nella modalità della semplicità, dell’autenticità, della concretezza.Come è avvenuto durante la Processione del Venerdì Santo nella tappa di fronte alla Casa Circondariale: non tanto nelle parole che il nostro Vescovo Biagio e Luca si sono scambiati, ma nel tono familiare e nel gesto carico di affetto di abbraccio (ripetuto) che le ha caratterizzate… e ancor più nella comune consapevolezza espressa che tutti abbiamo bisogno di perdono e di misericordia, nessuno escluso. Sono le nostre azioni a svelare il nostro cuore, la nostra fede, le nostre intenzioni… anche se tutto questo può costare.
Buoni passi e proficui passaggi nella vita e nella fede… in modo particolare nell’immediato tempo pasquale!
Padre Gianpaolo Boffelli



