IL DIALOGO ECUMENICO TRA CATTOLICI E ORTODOSSI

“THEOSIS E CHARISMATA”

La città di Bari, a fine gennaio, ha ospitato un’importante Conferenza tra cattolici e ortodossi provenienti da varie parti d’Europa, dal titolo “theosis e charismata – conversazioni tra cattolici e ortodossi nello Spirito Santo”. Il progetto volto alla ricomposizione dell’unità dei Cristiani è nato dalla comunità di Gesù, di cui faccio parte da oltre 30 anni. Essa, svolgendo un ministero di riconciliazione nella Chiesa cattolica e incarnando l’anelito ecumenico della stessa, con missioni in vari continenti del mondo in cui è sparsa, con il sostegno e l’approvazione dei vari vescovi nei luoghi dove è presente, contribuisce a un dialogo costruttivo tra le diverse tradizioni cristiane. Il proponimento primario è preso da Gv.17: “Padre che siano uno perché il mondo creda”.

Il Prof. Matteo Calisi, fondatore e presidente della comunità di Gesù, nel suo discorso di presentazione della Conferenza, così si è espresso: “Pregare e cooperare insieme per il compimento di questa preghiera al Signore perché tutti siano una cosa sola, è un impegno primario e tutti siamo chiamati per la nostra parte, assieme ad altre chiese, a confessare i nostri peccati contro l’unità che Cristo vuole per tutti i suoi discepoli. Per raggiungere l’unità bisognerà percorrere necessariamente una via di conversione a Cristo e ai fratelli attraverso il perdono reciproco e la guarigione dalle ferite della memoria storica.”

L’Europa cristiana ha avuto un ruolo unico e decisivo nell’espansione missionaria per raggiungere ogni angolo della terra, con missionari zelanti che hanno dedicato la loro vita per evangelizzare il mondo. Ma, sfortunatamente, nonostante le più rette intenzioni, sono partite dall’Europa anche le nostre divisioni ecclesiali, e ben presto la Chiesa cristiana si è presentata divisa davanti al mondo. Se il mondo non è stato del tutto evangelizzato, anche l’Europa cristiana ha una sua responsabilità. Il mondo non ha creduto alla nostra predicazione quando la Chiesa d’Europa si è presentata in più denominazioni cristiane, teologie e chiese diverse. Questa è la causa per cui è nato il Movimento ecumenico. Se il mondo intero non ha ancora conosciuto Gesù dopo oltre 2000 anni, il primo impegno che dovrebbe scaturire da noi cristiani è quello del pentimento sincero per non essere stati fedeli alla missione del Vangelo e per aver trasfigurato il corpo del nostro Signore e amato Messia Gesù.

Il peccato della divisione, a cui ci siamo persino rassegnati, è talmente grave, diabolico, che ci sarebbe da piangerci sopra perché esso ha pregiudicato la causa più santa della missione cristiana: la salvezza del mondo. Ma allo stesso tempo dobbiamo avere una profonda fiducia che la preghiera di Gesù al Padre: “Padre fa che sia uno” non resterà inascoltata, perché la preghiera di Gesù è infallibile. Possiamo sperare che se la Chiesa in Europa guarirà dalle sue divisioni, anche la Chiesa universale, se non del tutto unita, sarà meno divisa. Questa chiamata all’unità è una sfida che lo Spirito ha posto a noi come cristiani europei e dobbiamo adoperarci per questa ricomposizione della Chiesa. La partecipazione dei presenti alla Conferenza in quei giorni è stata una risposta concreta a questa sfida.

Mons. Satriani, vescovo di Bari, accogliendo i partecipanti, ha rafforzato le motivazioni: “Il volto che Gesù ci ha rivelato è un volto di amore, un volto di misericordia, un volto aperto all’incontro con ogni creatura. Il nostro essere uniti nella diversità diventa un mistero di gioia, un mistero di grazia che nutre la nostra esistenza e ci permette di far camminare le nostre comunità ecclesiali.”

Il tema scelto ha portato ad approfondire la comune ricerca della santità e della grazia divina, con un interscambio relazionale, un’accoglienza reciproca secondo un autentico spirito ecumenico. Il contributo con relazioni e tematiche di alto spessore, la preghiera, il recitare insieme al mattino le lodi, le liturgie e le varie testimonianze hanno dato un tono di grande sinergia ed empatia spirituale. Esperti internazionali, tra cui Vescovi, sacerdoti e laici particolarmente sensibili alla corrente di grazia del Rinnovamento Carismatico Cattolico e Ortodosso, hanno raggiunto Bari per stare insieme.

L’incontro, preparato con tanta cura nei particolari, soprattutto nell’attenzione al fratello e all’accoglienza amorevole, è stato molto proficuo per conoscerci. La prima sera abbiamo partecipato, a conclusione della settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani, alla Veglia Ecumenica Diocesana dell’arcidiocesi di Bari-Bitonto nella Pontificia Basilica di San Nicola, luogo privilegiato d’incontro tra cristiani di Oriente e di Occidente, in cui da anni si venera il corpo del Santo di Myra come un grande esempio di carità e di unità tra i cristiani. Proprio San Nicola fu un importante interlocutore nel Concilio di Nicea del 325 d.C. Egli incarnò il vero spirito dell’ecumenismo, l’amore per la verità e per chi la pensava diversamente in materia di fede.

1700 anni da Nicea sono passati, e pertanto la preghiera comune in un luogo a lui dedicato è apparsa un’occasione per commemorare l’evento storico che accomuna cattolici e ortodossi a rinsaldare così il legame spirituale attraverso l’accoglienza docile dei doni dello Spirito Santo. Nella Tavola rotonda guidata dal prof. Pier Giorgio Taneburgo OFM, docente della Facoltà Teologica pugliese, si è sviluppato il tema: “L’unità si fa camminando: dall’ecumenismo ricettivo a quello relazionale”.

È emerso che l’Ecumenismo ricettivo è mettere da parte per un momento quello che si è, per farsi capace di ricevere i suoi carismi, i suoi doni. Si prova in pratica a svuotare se stessi da ogni altro ingombro per accogliere l’altro diverso, ma dono. In quello relazionale, invece, tutte le chiese sorelle diventano soggetti attivi, soggetti di relazione, e si prova così a dialogare non solo nel campo teologico ma in mille altri campi, in quei campi dove la collaborazione tra le chiese cristiane è più facile, come per esempio il campo sociale.

“Se la Chiesa nelle sue diverse espressioni è davvero Sacramento di Cristo”, ha ribadito don A. Lattanzio, Docente dell’Institut Catholique de Paris e della Facoltà Teologica pugliese delegato per il Mediterraneo, per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso (MEDI), “per sua natura è relazionale, ascoltante, dialogante e pertanto in stato permanente di conversione, vale a dire, capace di far ‘convergere’ tutti i credenti insieme come popolo verso il Dio di Gesù Cristo, Dio unitrino, dialogale per sua natura.” Solo così ha senso incontrarsi e sforzarsi di ricucire relazioni interrotte.

Siamo per natura chiamati ad imitare la Trinità che ci ha chiamato ad essere Sacramento, cioè segno visibile dell’unità: amore ad intra e amore ad extra.

Illustri relatori sono intervenuti dall’Eparchia di Lungro, da Sibiu, dalla Chiesa Apostolica Armena, dal Decanato rumeno in Emilia Romagna, dalla cattedrale di Scutari (Albania) e dalla Chiesa Greco-Cattolica con la presenza dell’Archimandrita Mons. Sergiusz Gajek. I vari interventi meritano di essere attenzionati per un processo che sicuramente ci porta ad esplorare nuove esperienze e nuovi tentativi per ricucire le ferite e riportare il corpo di Cristo alla sua originale bellezza. (YouTube: comunità di Gesù). L’unità non la facciamo noi, ma è un dono che viene dall’alto, a noi il compito di aprire le porte del cuore per accogliere i doni che Dio vorrà donarci.

Carmela Venditti