SPES CONTRA SPEM

L’EFFETTO BERGOGLIO TRA FRAGILITÀ E SOFFERENZA

Foto Vatican News

Sono giorni strani, questi giorni! Il mondo intorno ci propone scenari complessi e delicati: aliti di guerra diffusi, tensione globale crescente, una nuova classe finanziaria e politica elitaria che penetra le masse e ne fomenta i sentimenti più detestabili.

Il rancore, la violenza, l’aspirazione alla supremazia affondano nella più pigra ragione e nella totale arbitrarietà dei comportamenti.

In questo offuscamento collettivo, Papa Francesco ci conquista ancora la mente e il cuore, col dirompente effetto della potenza della fragilità, che ci riporta alla vita vera, autentica, ai valori della fratellanza, della solidarietà, della vicinanza a chi soffre.

La Sua figura “invisibile”, discreta e fragile, ma dalla personalità trascinante, illuminata dai raggi dell’amore di Dio, resta forte alla guida della Chiesa di Roma, nella consapevole scelta di approcciare con riservatezza alla malattia.

La riflessione sul dolore e sulla sofferenza è insita nella stessa storia dell’uomo, da sempre, come istanza irrefrenabile che si rivela con intensa urgenza, prendendo corpo nella domanda delle domande: perché il dolore? Perché la sofferenza? Per poi chiedersi se è giusto esibirla oppure meglio scegliere di viverla con discrezione, senza che questo implichi il sospetto di segreti indicibili.

Beh, in un mondo in cui l’apparenza scompiglia troppo spesso la sostanza, alterandola, Francesco sceglie di rimanere se stesso e personificare l’enigma eterno dell’umana esistenza, nel precario equilibrio tra la speranza e la consapevole frustrazione del limite che la malattia porta con sé.

E l’uomo Bergoglio affronta questa stessa limitazione, ma non la subisce. La accetta, nel riserbo di una stanza di ospedale, nella preghiera, nell’accoglienza interiore del patimento fisico come dono di preghiera e offerta di sé. La speranza contro ogni speranza, non mezza verità o debole accettazione, bensì accoglienza del tutto per vivere la vita nella sua pienezza, consolidando la fiducia nella promessa di Dio per ciascuno dei figli suoi, una speranza che non cede ma si radica nella fede e nella determinazione, anche quando tutto sembra remare contro.

Nessun nascondimento, nessuna fuga dall’umana sofferenza e dalle sue afflizioni.

Al contrario, è una rivelazione poderosa della umanità del Pontefice, successore di Pietro ma uomo tra gli uomini, e risoluto protagonista anche di questo tempo della sua esistenza. “Il fisico è debole ma, anche così, niente può impedirci di amare, di pregare, di donare noi stessi, di essere l’uno per l’altro, nella fede, segni luminosi di speranza”.

La verità e la potenza di tale messaggio, disarmante nella sua semplicità quanto dirompente nel significato più profondo, si diffonde rumorosamente col silenzio, col dono al mondo dell’esperienza intima e personale della malattia, conformato insieme da un qualcosa di umano e sacro allo stesso tempo.

Semplicemente l’effetto Bergoglio, naturale ma prodigiosa potenza di una spinta vitale che porta in sé un seme di coraggio e si fa testimonianza tangibile della speranza di tutta l’umanità.

Oggi più che mai sentiamo il bisogno delle Sue parole, della Sua guida, faro tra le meschinità più becere degli uomini: “Mentre la guerra non fa che devastare le comunità e l’ambiente, senza offrire soluzioni ai conflitti, la diplomazia e le organizzazioni internazionali hanno bisogno di nuova linfa e credibilità. Le religioni, inoltre, possono attingere alle spiritualità dei popoli per riaccendere il desiderio della fratellanza e della giustizia, la speranza della pace”.

Caro Papa Francesco, ti promettiamo di non dimenticare di pregare per Te!

Mariagrazia Atri