
Il 28 febbraio, presso il Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, isola del Gran Sasso in provincia di Teramo, si è tenuto il convegno interregionale di pastorale scolastica promosso dalla Conferenza Episcopale Abruzzo-Molise e approvato dagli Uffici Scolastici Regionali dell’Abruzzo e del Molise. Partiti in pullman dalla Diocesi, un nutrito gruppo di docenti di Religione Cattolica di ogni ordine e grado di scuola ha vissuto un momento profondo di formazione non solo professionale: studio, laboratorio, riflessione, condivisione fraterna, agape ed Eucarestia in questo tempo di grazia del Giubileo che ci spinge a vivere nella virtù teologale della speranza, in un tempo di cambiamento d’epoca. In mezzo a noi la direttrice dell’USR del Molise, dott.ssa Maria Chimisso. Le sue parole di apertura e di saluto hanno messo in risalto come, attraverso la definizione degli obiettivi di educazione civica nella scuola, oggi più che mai, si ponga al centro la realizzazione dell’individuo, della persona, del cittadino; obiettivi che coincidono in gran parte con quelli di Religione Cattolica.
“Si ha bisogno di un’educazione morale e, se i giovani e gli adolescenti hanno una visione cinica dell’esistenza e sono abbandonati a loro stessi, è perché noi adulti, sia genitori che insegnanti, non abbiamo saputo dare loro l’esempio. Dobbiamo dare speranza alle generazioni disperate, cioè a coloro che hanno perso la speranza. Diamo speranza ai nostri ragazzi, facciamolo anche e soprattutto attraverso l’insegnamento della religione cattolica. Voi che siete qui, avete un compito ancora più ampio rispetto alle altre discipline, che è quello di far sì che i ragazzi e le ragazze interiorizzino un senso positivo teleologico e teologico del senso della vita.” Papa Francesco, nella bolla di indizione del Giubileo, ci ha tenuto a precisare che “la speranza imprime l’orientamento, indica la direzione e la finalità dell’esistenza.”
Il Vescovo Mons. Leuzzi, nell’accoglierci nella sua Diocesi, ha posto in risalto come: “l’uomo di oggi è un soggetto storico che si arricchisce ontologicamente. Costruisce nella storia la realtà storica e tutte le altre sono solo al suo servizio, come la natura e la tecnologia. Tuttavia, la costruzione non è automatica e, costruendo, l’uomo può perdere la sua identità, subendo la costruzione, annullandosi nella storia.” Il rischio è che il cambiamento epocale, a cui assistiamo, può portare l’uomo a diventare oggetto e non più autore e soggetto della storia. Diventare pellegrini di speranza è allora “avere coscienza che senza i pilastri della conoscenza e della progettualità non si costruisce la storia. E per farlo è necessario essere parte e non semplice prodotto del divenire della realtà storica, che è aperta alla vita e aiuta l’uomo ad essere oltre il tempo e lo spazio. La virtù teologale della speranza quindi può aiutare l’uomo a non camminare verso la morte.”
La sociologa Dott.ssa Cecilia Costa ha fatto poi l’analisi accurata della situazione attuale: “L’intero impianto educativo dipende dalle condizioni storico-sociali, dai sistemi istituzionali, dalle forme di governo in vigore e dalla cultura dominante. Non si possono immaginare dei modelli formativi universalmente validi per qualsiasi epoca e trama culturale. A partire da questi presupposti, in prima istanza, è necessario soffermarsi sull’attuale clima culturale che, in positivo, favorisce straordinarie innovazioni in ogni campo del vivere, del conoscere e del comunicare; in negativo, però, è segnato da dinamiche disfunzionali, tra le quali: instabilità, de-istituzionalizzazione, disintermediazione, indebolimento delle “fonti di legittimità”, assenza di un ordine gerarchico valoriale, decostruzione della memoria e del senso di comunità. Il sapere veritativo è diventato dubitativo astratto. La verità si sta diluendo nell’opzione personale soggettiva. Il sapere si è parcellizzato nei saperi e, come la chiama Papa Francesco, c’è una fermentazione di tutti i saperi. La conoscenza, dunque, si sta semplificando in informazione. I ragazzi su Internet hanno le informazioni, ma non la conoscenza. Nella scuola si dà la conoscenza, cioè l’elaborazione critica delle informazioni, e i pericoli di questa nostra stagione culturale sono, tra i tanti, rappresentati dallo squilibrio tra le immense possibilità tecnologiche, informative, e la scarsa energia morale e di conoscenza.”
La libertà, poi, è quella che ci fa conoscere, ci fa sperare, ma diventa il superare ogni limite, ogni norma. Navigare davanti a uno schermo mina profondamente l’essenza stessa della libertà. L’intelligenza artificiale favorisce l’attenzione periferica e non aiuta l’attenzione generale. Il digitale agisce, semplifica e riduce, ripara le parole della sintassi, quindi agisce sul linguaggio e, di conseguenza, sul pensiero e non vi è più quella grande capacità di elaborazione critica.”
Secondo studiosi, il linguaggio digitale può provocare danni collaterali: “Interviene sulla definizione dell’identità, perché l’identità non si costruisce nella solitudine della mente, si costruisce in un clima e spazio culturale, e in questo momento lo spazio culturale è invaso e pervaso dalla rete, dal digitale, per cui la rete diventa l’unica vera realtà all’interno della quale si pone la dialettica tra individualizzazione del sé e il riconoscimento sociale. Mai come in questo momento, allora, i processi educativi, la scuola che è la protagonista di questi tempi, deve rimettere al centro il valore della conoscenza.”
Nel periodo in cui si corre il rischio che le nuove tecnologie influenzino snaturando il processo formativo, la formazione deve favorire una disposizione della mente alla riflessione critica, per elaborare idee, saper coniugare i saperi, imparare a selezionare “ciò che è rilevante da ciò che è insignificante.”
In definitiva, le agenzie educative, soprattutto la scuola, “devono svolgere una funzione evolutiva cruciale per la società odierna e devono cercare di rendere moderne le identità delle nuove generazioni, che sappiano governare gli effetti collaterali dell’enfasi della tecnologia, dell’estrema razionalizzazione, per adeguarle alle nuove aspettative sociali, conoscitive, organizzative e ai performativi sistemi comunicativo-relazionali.” La speranza ha un ruolo fondamentale per spingerci in un futuro dove tecnologia e umanesimo camminano integrandosi. Non si annulla l’agire dell’uomo nella sua particolarità di essere creatura e si valorizza il suo progredire nella conoscenza. Mentre affrontiamo le questioni etiche e morali che emergono con l’uso crescente della tecnologia, è importante ricordare il passato e mantenere viva la speranza per un futuro migliore.
Carmela Venditti



