L’EVOLUZIONE DEL RUOLO DELLA DONNA

DA ANGELO DEL FOCOLARE AD IMPEGNI MULTITASKING

Conquiste

Per molti secoli la donna è stata costretta ad un ruolo di sottomissione, del padre, dei fratelli, del marito, all’interno di una società che la relegava ad appendice di un uomo, quasi fosse un bene privato, privo di identità e funzione sociale, riservandole, quasi per dovere di nascita o per vocazione, la cura, l’accudimento dei figli, della famiglia, degli anziani, dedita interamente agli altri, assegnandole “un’inferiorità spirituale, culturale ed economica”. Affermava Giovanni Gentile nel 1934 “la donna è colei che si dedica interamente agli altri sino a giungere al sacrificio ed all’abnegazione di sé”.

La donna è unica, proprio in quanto donna, capace di svolgere, contemporaneamente, con identica maestria e creatività, più ruoli, passando da “angelo del focolare ovvero regina della casa” allo svolgimento di incarichi pubblici e ruoli di comando, senza disdegnare il suo ruolo privato, assolto per scelta, a volte per costrizione.

Pur avendo, nel tempo, conquistato molti diritti, tuttavia, il suo riconoscimento sostanziale ed effettivo appare ancora incompiuto. E’ di fondamentale rilievo ricordare che la donna, fino al 1975, data di entrata in vigore del nuovo diritto di famiglia, poteva essere picchiata, a scopo rieducativo, dal marito che esercitava lo ius corrigendi ai sensi dell’ex art. 51 c.p.

L’emancipazione della donna è frutto di un lungo processo giuridico e culturale e l’istruzione ne è stata la chiave principale, senza dimenticare, peraltro, il grande apporto economico e sociale della donna nella società.

Diritti scontati

Oggi parlare di difesa dei diritti sociali e culturali delle donne può sembrare anacronistico ed esagerato in quanto si dà per scontata l’acquisizione di diritti fondamentali quali l’istruzione, la libertà, il lavoro, il diritto al voto, la partecipazione alla vita politica, per citarne alcuni. Conquiste acquisite con fatica e per la determinazione e la lotta di tante donne, anche politicamente impegnate ed unite in associazioni. Di fatto così non è per tutte.  In alcune parti del mondo, per esempio l’Afganistan, dopo il ritorno al potere dei Talebani, la donna ha perso ogni diritto conquistato negli ultimi vent’anni.

Riferisce Rahel Saya, giornalista di 24 anni scappata da Kabul, che le donne afgane non hanno neanche più il diritto di parlare in pubblico, in quanto la loro voce è considerata “Awrat” ovvero qualcosa da nascondere in pubblico, perché strumento di corruzione.

Nelle strade di Kabul non si sentono più le voci delle bambine che ridono e che non possono neanche cantare, in quanto la musica, insieme a tante altre cose, è bandita, secondo una rigida interpretazione della legge islamica.

Dopo i dodici anni le bambine non possono neanche continuare a studiare. Sono solo alcune delle violazioni della dignità umana.

La mancanza di uguaglianza di genere limita non solo lo sviluppo di ogni paese, ma impedisce la costruzione di società pacifiche.

Strada lunga ed in salita

Certo per conseguire la piena parità, uguaglianza ed il meritato riconoscimento del ruolo sociale delle donne occorrerebbe effettuare illuminate politiche democratiche di sostegno alla famiglia ed al lavoro che possano consentire libere e consapevoli scelte tra lo svolgimento di un ruolo pubblico ovvero privato.

Per essere madre/moglie/avere impegni sociali al di fuori della famiglia è necessario un complesso sistema di tutele e politiche attive che prestino attenzione anche alle situazioni di fragilità sociale, implementando misure di welfare che aiutino la donna ad alleggerire il carico familiare e soprattutto concilino il tempo di vita e di lavoro. Inoltre, “la presenza femminile nelle istituzioni politiche conduce a un cambiamento delle priorità delle spese di Governo” determinando un aumento della spesa per la sanità pubblica ed una diminuzione della spesa militare.

La consapevolezza nei confronti dei ruoli che la donna può ricoprire nelle istituzioni e non solo è il primo passo per determinare un cambio culturale che gioverebbe a tutti.

Silvana Maglione