Il 6 e 7 febbraio, presso il santuario di San Gabriele, si è riunita la consulta regionale “allargata” di pastorale giovanile di Abruzzo e Molise. Un momento di alta partecipazione che ha coinvolto le équipe di pastorale giovanile, vocazionale e universitaria, con la presenza del Vescovo Michele Fusco.
Il filo conduttore dei lavori è stato il tema della fragilità, analizzata sotto diverse prospettive:
– La fragilità dei ragazzi: spesso chiamati alla «performance», offrono un vero dono quando scelgono di aprirsi con un educatore, rivelando il loro cuore e le loro fragilità.
– La fragilità personale: si è riflettuto su come le proprie debolezze equivalgano a una «preziosità». Proprio come accade in aeroporto: se su un pacco c’è scritto “fragile”, significa che il contenuto è “prezioso”.
– La fragilità istituzionale: si è guardato alla realtà dell’équipe, con la consapevolezza che non è la logica dei numeri a determinarne il valore. L’obiettivo è stato offrire una parola di speranza che vada oltre le statistiche.
Dopo un tempo dedicato, nel giorno di venerdì, alla preghiera e all’adorazione, hanno guidato – il sabato – l’approfondimento Don Fabio Rosini, con una chiave di lettura spirituale, e la Dott.ssa Italia Calabrese, con una prospettiva psicologica.
Sia don Fabio che la dott.ssa Italia hanno risposto alle domande che i partecipanti hanno scritto nel momento di adorazione del venerdì. Infatti, ciascuno dei presenti durante la adorazione, a partire dalla parola di Dio, si è interrogato sulle seguenti questioni:
– quale é la mia fragilità?
– quale é la domanda che porto nel cuore, riguardo la fragilità?
Questo evento è una tappa fondamentale nel cammino verso il 2 maggio, data del pellegrinaggio regionale dei giovani a San Nunzio Sulprizio. Patrono dei giovani, santo lavoratore e segnato dalle piaghe, San Nunzio ricorda l’importanza di accogliere la fragilità.
Per gli educatori, la prospettiva non deve essere quella di pretendere una prestazione, ma di essere «con», di accompagnare. È necessario superare la frustrazione del “non essere all’altezza”. Così, si può vivere, con verità e libertà, la consapevolezza di custodire qualcosa di prezioso.
don Antonio Allegritti





